Santa Marinella

Santa Marinella, Comune situato a circa 60 km da Roma, sorge nell’antica rada denominata dagli etruschi “Punicum”. Frequentata sin età del bronzo, a partire dal IX secolo a.C. sorsero gli insediamenti etruschi di Punicum e e Pyrgi. Intorno alla prima metà del III sec. a.C. i romani si insediarono nella zona edificando Castrum Novum e il Castrum di Pyrgi. Nel medioevo il litorale di Santa Marinella venne in possesso dei Signori di Vico, poi degli Anguillara e infine degli Orsini.

La tradizione vuole che intorno all’anno Mille una Comunità di monaci Basiliani, insediandosi sul promontorio dove un tempo c’erano le antiche rovine della villa del giureconsulto romano Ulpiano e dove oggi sorge il Castello Odescalchi, costruissero una chiesa dedicata a Santa Marina e a San Leonardo, con annesso un piccolo monastero. Secondo il folclore popolare, per le ridotte dimensioni di questa chiesa alla Santa fu dato il diminutivo di Marinella, da cui l’odierno nome della città. Nel 1435 Papa Eugenio IV concesse in proprietà la tenuta di S. Marinella al Pio Istituto del Santo Spirito in Sassia. Sotto il papato di Urbano VIII iniziò la costruzione di un porto, con il controllo del prefetto Taddeo Barberini, il quale trasformò la fortezza sorta intorno alla torre in una dimora residenziale. Nel 1645 il comandante della flotta pontificia, Niccolò Ludovisi, fece demolire il porto per il timore che vi si potessero rifugiare navi pirata. Il 12 gennaio 1887 il Pio Istituto del Santo Spirito in Sassia cedette all’asta la tenuta di Santa Marinella al principe Baldassarre Odescalchi, che vi realizzò un piano di lottizzazione redatto dall’architetto Raffaello Ojetti. Fino agli anni Cinquanta del Novecento Santa Marinella rimase un borgo a carattere prevalentemente agricolo, dove si alternavano alle casette assai modeste di pastori e pescatori le ville di personaggi illustri, oggi in gran parte distrutte, Tra il 1918 e il 1921 la Romana Società Imprese Costruzioni procedette all’urbanizzazione dell’area di Caccia Riserva, edificando ville liberty, con parchi di palme, pini e lecci e aiuole di pitosforo e fusaggine. Risale a questo periodo la comparsa a Santa Marinella della floricoltura, ad opera di due famiglie di origine ligure, che qui ritrovarono le condizioni ambientali idonee per la coltivazione del garofano. Il 4 ottobre 1949 Santa Marinella e Santa Severa si distaccarono da Civitavecchia, diventando Comune autonomo. Negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta Santa Marinella è stata la meta scelta dall’alta borghesia romana, da personaggi legati alla cultura e da artisti del jet set internazionale, per trascorrere le vacanze estive; la bellezza dei paesaggi le valse il titolo di “Perla del Tirreno.

ARCHITETTURE CIVILI

Torre Chiaruccia

Figura 1 – Torre Chiaruccia

Nella punta di Capo Linaro, adiacente alle antiche rovine di Castrum Novum, si trovava Torre Chiaruccia, costruita nel XVI secolo e alta circa 20 metri. Negli anni Trenta del Novecento Guglielmo Marconi istituì nella torre il Centro Radioelettrico Sperimentale del CNR, dove sperimentò la radiotelefonia mobile, la navigazione cieca e la radio-localizzazione; costruì inoltre, il primo radio telefono a microonde, un prototipo del  radar. Durante la seconda guerra mondiale la torre è stata fatta saltare dai tedeschi. All’interno dell’area è stato istituito di recente il Museo Storico Marconiano, che verrà ampliato con un Parco della Scienza.

Castello Odescalchi

Figura 2 – Castello Odescalchi

Il Castello sorge sulle fondamenta dell’antica villa romana di Ulpiano, come evidenziato dal ritrovamento di una lamina plumbea del condotto fognario, che riportava il nome di Eneo Domizio Annio Ulpiano, giureconsulto romano del III secolo d.C.; il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi effettuati nel 1839 dalla duchessa di Sermoneta Teresa Caetani. La villa, di cui oggi non resta quasi nulla, era corredata di pavimenti in mosaico, da un criptoportico e da numerose statue oggi conservate in vari musei del mondo. Si ricordano la statua di Dionisio e Pan al Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, la testa di Athena Parthenos al Museo del Louvre di Parigi, un Apollo al Museo Nazionale di Civitavecchia. Nel XII secolo, sui resti della villa, venne eretta la torre tuttora esistente per proteggere il territorio dalle incursioni piratesche. Il Castello venne realizzato nel XV secolo, inglobando l’antica torre. Con l’acquisto da parte di Papa Urbano VIII Barberini, l’edificio venne ampliato dall’architetto Giovanni Battista Contini e reso dimora signorile. Sotto Papa Clemente XIV, nel 1773, tornò di proprietà dell’Ospedale del Santo Spirito in Sassia e nel 1799 ospiterà il generale Merlin. Nel 1887 divenne di proprietà della famiglia Odescalchi. Il Castello ha una pianta a tre torri angolari che circondano l’antica torre centrale. All’interno della corte si trova una piccola chiesa privata dedicata a Santa Marina, realizzata per conto dei Barberini nel 1692. L’altare è adornato da un’opera in ceramica invetriata bianca e azzurra, raffigurante la Santa. Il parco che circonda il Castello è stato progettato tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo accrescendo e curando la vegetazione spontanea, con pini marittimi, arbusti tipici della macchia mediterranea e palme. Il castello oltre ad essere una delle dimore private della famiglia Odescalchi è aperto al pubblico per matrimoni, ricevimenti ed eventi privati.

Le Ville Liberty

Successivamente all’acquisto della tenuta di Santa Marinella il principe Baldassarre Odescalchi, incaricò l’architetto Raffaello Ojetti di elaborare il primo piano regolatore, con un piano viario che si spingeva fino a Capo Linaro.

Alcune di queste prime costruzioni sono ancora visibili. La prima villa realizzata a Santa Marinella si trova a poca distanza dalla passeggiata, si tratta di Villa Ojetti detta il Dado per la sua forma. La villa è stata realizzata nel 1888 dall’architetto Raffaello Ojetti, padre di Ugo Ojetti direttore del Corriere della Sera. Una targa affissa sulla facciata principale dell’edificio ricorda il primo piano regolatore di Santa Marinella.

Nello stesso anno vennero realizzate la prima villa Borruso, con elementi decorativi di stile neogotico e Villa Zincone in stile neoclassico.

Nel 1898 viene acquistata dalla ditta Cerrano la fornace “della Tavoletta”, trasformata in uno stabilimento industriale per la produzione del cemento artificiale. Nei pressi dello stabilimento venne realizzato nel 1913 un villino in cemento armato, residenza del direttore. Il cementificio terminò la sua attività nel 1942 e da quel momento il villino venne abbandonato. Nel 1905 il marchese Sacchetti acquistò l’area detta di “Caccia Riserva”, oggi Via Ulpiano, dove fra il 1910 e il 1915 vennero realizzati villini di prestigio. Nel 1908 venne costruita la seconda villa Borruso in stile eclettico.

Figura 3 – Villa Borruso

Nelle vicinanze si trova la casa Roesler Franz, dove soggiornava spesso il celebre pittore della Roma sparita Ettore Roesler Franz. Nel 1906 venne realizzata di fronte alla passeggiata Villa di Zero la più nota ville liberty di Santa Marinella, meglio conosciuta con il suo successivo nome: Villa Bettina.

Figura 4 – Villa Bettina

La data della sua costruzione coincide con il tramonto dello stile liberty. Lungo la via Aurelia di fronte all’attuale Ospedale del Bambino Gesù si trova Villa Pacelli, dove Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII, trascorreva le vacanze fin da bambino. Di fronte alla villa si trova una casa a forma di chiesa di proprietà di Monsignor de Bisogno cameriere di Pio IX realizzata nella seconda metà dell’Ottocento. Nei pressi di Villa Pacelli, si trova Villa Jolanda di Savoia, acquistata dal Re d’Italia, su consiglio del dottor Valagussa per curare la figlia Jolanda da una malattia polmonare. La famiglia donò in seguito la struttura all’Ospedale del Bambino Gesù, ancora attivo. Il Villino Emanuele, realizzato nel 1912 dall’ing. Umberto Emanuele, generale del Genio Civile e consigliere della Società Anonima, presenta elementi architettonici e decorativi che la individuano come villa liberty sebbene si tratti di un liberty minore.

Castello di Santa Severa

Figura 5 – Castello si Santa Severa (foto di Sirio Santodonato)

Il Castello di Santa Severa sorge sui resti dell’antica Pyrgi etrusca e romana. Nel cortile antistante sono visibili i resti di una chiesa paleocristiana di V secolo d.C., sorta secondo la tradizione nel luogo del martirio della giovane Severa. Nel corso dell’alto medioevo sui resti dell’antica Pyrgi e a ridosso della chiesa paleocristiana, si sviluppò molto probabilmente un piccolo borgo con annessa fortezza, che nel IX secolo venne ulteriormente fortificato con la costruzione della torre oggi detta Saracena. A partire dall’XI secolo il Castello appartenne ai monaci di Farfa, in seguito alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura alla Reverenda Camera apostolica e a varie famiglie nobili. Nel 1482 Papa Sisto IV donò il Castello e la tenuta al Pio Istituto del Santo Spirito in Sassia, che ne rimase proprietario per circa cinquecento anni. La tenuta e i vari edifici del borgo costituivano il nucleo principale della grande azienda che, amministrata dai Precettori del Santo Spirito, riforniva l’ospedale romano dei beni di prima necessità. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo venne realizzata la piccola chiesa dedicata a Santa Severa e Santa Lucia, oggi Battistero, affrescata successivamente dalla scuola di Antoniazzo Romano per volontà del Precettore Gabriele De Salis. Nel 1594 il Precettore Agostino Fivizzani ordinò la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale detta Chiesa dell’Assunta, ancora oggi adibita al culto. Dopo il periodo di splendore che perdurò per tutto il Seicento, cominciò per l’azienda una lunga e lenta decadenza che si protrasse fino al secolo scorso. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Castello venne occupato dalle truppe tedesche che lo utilizzarono come quartier generale. Finita la guerra il Pio Istituto di Santo Spirito provò a risollevare le sorti dell’azienda e a partire dal 1961, ordinò la ristrutturazione dell’intero complesso. I fabbricati dell’azienda vennero trasformati in mini appartamenti, affidati ai dirigenti del Banco di Santo Spirito e ad alti funzionari ospedalieri. Nel 1978 l’ente ospedaliero venne sciolto ed il Castello è passato in proprietà delle nuove aziende sanitarie, con la gestione ordinaria affidata al Comune di Santa Marinella. Con lo scioglimento delle AA.SS. LL del Lazio (L.R. 11 agosto 2008, n.14), la Regione Lazio è diventata proprietaria del bene. Dopo un intervento di ristrutturazione tra il 2003 ed il 2009, il Castello è stato riaperto al pubblico nel 2017, nella sua nuova veste di Complesso Monumentale. Riconosciuta l’importanza storico archeologica del bene, è stato finalmente avviato un percorso di valorizzazione, con l’istituzione di ben quattro musei all’interno del borgo: l’Antiquarium di Pyrgi, il Museo del Territorio, il Museo del Castello che insieme al Museo del Mare e della Navigazione Antica costituiscono il Polo Civico Museale. All’interno del Complesso si trovano spazi per mostre temporanee, sale per convegni e conferenze, luoghi di culto, botteghe artigianali e strutture ricettive, un ostello per famiglie, uno spazio ristoro e la biglietteria.

ARCHITETTURE RELIGIOSE

Chiesa di Santa Marina

Figura 6 – Chiesa di Santa Marina

La Chiesa di Santa Marina nasce intorno al XVII secolo all’interno della proprietà Barberini, a supporto dei dipendenti del Castello. Fino a pochi anni fa era conosciuta come Chiesa di San Giuseppe al Porticciolo. Il cambio del nome si ebbe durante il concilio tridentino del 1548-1563 per sostituire la figura di Marina, dalla vita poco decorosa per i canoni della riforma, con la figura di Giuseppe, uomo casto e padre putativo di Gesù. Verso la metà del Settecento l’edificio venne ampliato con due fabbricati che oggi costituiscono le navate laterali. La chiesa svolse il ruolo di chiesa parrocchiale fino al 1958, quando venne edificata per opera di Don Ostilio Ricci la chiesa di via della Libertà, costruita sul terreno donato dalla famiglia Odescalchi. La facciata esterna è semplice con lo stemma del Pio Istituto del Santo Spirito sopra il portone di accesso. L’interno è a tre navate divise da colonne, con un pavimento in marmo.

Chiesa di San Giuseppe

Figura 7 –  Chiesa di San Giuseppe

La Chiesa di San Giuseppe, in Via della Libertà, venne costruita nel 1958 per volere di Don Ostilio Ricci in collaborazione con l’Associazione Combattenti e Reduci, sul terreno donato dalla famiglia Rospigliosi Odescalchi. La posa della prima pietra avvenne con la benedizione solenne del Cardinale Eugenio Tisserant. Realizzata in cemento e mattoni di tufo, si presenta con una semplice facciata corredata da un portico, un portone in legno centrale e due piccole porte laterali. Al suo interno è divisa in tre navate da colonne. Dietro l’altare maggiore un mosaico policromo raffigurante San Giuseppe con il bambino, circondato dagli angeli. Nella parte bassa un dipinto, dono di Luciano Pranzetti, raffigurante l’ultima cena. Il campanile è dotato di campane incastellate all’ambrosiana.

Chiesa di Sant’Antonio Abate alla Quartaccia

Figura 8 – Chiesa di Sant’Antonio Abate alla Quartaccia

La piccola Chiesa di Sant’Antonio Abate si trova sulla via Aurelia Vecchia, nel rione Quartaccia, costruita nel 1963 per volere di Don Ostilio Ricci sui terreni donati dalle famiglie Di Carlo e Perugini. Alla costruzione della chiesa di S. Antonio hanno partecipato attivamente gli abitanti della zona, lavorando alla giornata. La chiesa era stata dedicata a questo santo per la grande quantità di animali presenti in zona, cavalli, mucche, asini, maiali e soprattutto pecore. Molti cittadini infatti provenivano dalle Marche effettuando la transumanza. Dal primo anno dopo la costruzione la mattina del 17 gennaio, giorno dedicato al santo, si accende un falò, simbolo del santo, accanto ad esso si radunano gli abitanti e i visitatori per vegliare il fuoco affinché non si spenga, mangiando carne e bevendo vino. Il momento più suggestivo è rappresentato dalla processione serale, con la statua del santo portata in spalla, cui segue la benedizione degli animali domestici, portati sul sagrato della chiesa. Questa tradizione è stata recentemente ripresa.

Chiesa di Santa Maria Assunta

Figura 9 – Chiesa di Santa Maria Assunta

Situata nel Borgo del Castello di Santa Severa, la chiesa, a navata unica, è stata realizzata nel 1594 per volere del precettore del Santo Spirito Agostino Fivizzani, il cui stemma si trova sul portale d’ingresso. Dell’arredo originario mantiene l’altare principale con ai lati due colonne in marmo cipollino e un’edicola dipinta raffigurante la madonna con bambino, incoronata dagli angeli; in basso a sinistra Santa Severa con la palma e gli strumenti del suo martirio, una frusta con flagelli in piombo, mentre a destra Santa Marina con un manto rosso regge un libro. Accanto alle sante le raffigurazioni dei rispettivi castelli, così come erano nel XVI secolo. Nella parte alta della parete un  affresco riproduce Dio con un mappamondo in mano. Gli affreschi dipinti sulle pareti laterali sono andati distrutti durante la ristrutturazione della chiesa avvenuta nel Settecento, quando venne costruita l’attuale copertura a botte. Durante i lavori di rifacimento del tetto è stata ritrovata, nell’intercapedine creatasi tra le due coperture, la parte sommitale degli affreschi laterali. L’edificio è stato chiesa parrocchiale, con il titolo di Chiesa di Santa Severa, fino alla costruzione della nuova chiesa, dedicata a Sant’Angela Merici.

AREE ARCHEOLOGICHE

Castellina del Marangone

Sulla sommità del colle conosciuto come la Castellina, si possono trovare i resti di un’acropoli di epoca etrusca, circondati da una imponente cinta muraria in blocchi di pietra arenaria detta scaglia, estesa per circa 700 metri per un’altezza originaria di circa 4 metri. La posizione era favorevole al controllo del litorale e ai traffici marittimi. L’area era collegata al mare con il fiume del Marangone, dotato alla foce di un piccolo santuario legato ai traffici marittimi. Nel sito dell’acropoli è stata ritrovata una cisterna per la raccolta delle acque piovane avente una capacità di circa 160 metri cubi. Nel vicino bosco delle Volpelle una lunga fila di massi fa ipotizzare l’esistenza di un’area sacra. Il sito venne abbandonato con la conquista romana e gli abitanti vennero trasferiti a Castrum Novum. Gli scavi per l’individuazione dell’abitato, iniziati nel 1913, sono stati condotti dall’Associazione Archeologica Centumcellae. Intorno alla cittadella si trovavano due necropoli: una ad est risalente al periodo del VII VI secolo a.C.  come testimoniato dalla presenza di una tomba orientalizzante a tholos. L’altra di maggiore estensione, si trova in prossimità di fosso Cupo ed ha restituito circa 160 tombe del tipo a camera e a cassone, risalenti al VI secolo a.C.

Villa di Torre Chiaruccia

Sulla parete di terra della spiaggia situata nei pressi di Torre Chiaruccia, sono presenti i resti di una villa di epoca romana, la cui estensione prosegue molto probabilmente all’interno di una costruzione privata. La struttura in opera reticolata e laterizia è emersa a seguito di una mareggiata che ha scoperto l’entrata secondaria affacciata sulla spiaggia. La villa risale molto probabilmente al I-II secolo d.C. Poco distante dall’entrata emerge un secondo muro con tracce di pavimento in opus signinum, quasi completamente eroso dal mare. Dalle ricerche effettuate la villa doveva estendersi per almeno mille metri quadrati.

Villa e Peschiere delle Guardiole

Situata lungo la via Aurelia al Km 64,600 e risalente al periodo imperiale (I secolo a.C. – II secolo d.C.),  si estendeva su un’area di circa 5000 metri quadrati ed era dotata di un impianto termale ancora visibile. Durante gli scavi nell’area, sono state rinvenute 122 monete di epoca imperiale e l’antico tracciato della Via Aurelia. La villa era inoltre dotata di due peschiere rinvenute in prossimità della foce del fosso delle Guardiole. Le peschiere, ormai sommerse dal mare, erano usate per l’allevamento del pesce: la prima aveva forma rettangolare con un lato corto ad arco; la seconda, costruita sui resti di una struttura precedente, risalente all’epoca etrusca, era composta di due vasche tra loro collegate a cui era affiancato un piccolo molo per le imbarcazioni. L’intera struttura, realizzata in opera reticolata e opera incerta, aveva una estensione di 60 per 65 metri, ed era divisa all’interno in cinque vasche. La peschiera è da ritenersi coeva alla prima fase costruttiva della villa delle Guardiole.

Castrum Novum

La zona dove oggi emerge il sito archeologico di Castrum Novum è stata frequentata a partire dal neolitico. In epoca etrusca fu un punto di approdo e nel 264 a.C. la zona divenne colonia marittima romana, a difesa della costa settentrionale del territorio dell’antica Caere; viene ricordata nelle sue iscrizioni come Colonia Iulia Castronovana. Le campagne di scavo nel sito sono iniziate nel 1777 per volontà del governo pontificio, sotto la direzione di Gaetano Torraca; alcune delle opere rinvenute sono esposte in vari musei nazionali e internazionali. Durante le recenti campagne di scavo sono stati rinvenuti diversi elementi, tra i quali: un pavimento in basolato di calcare, fiancheggiato da un portico con colonnato, il decumano, una grande struttura in opera reticolata, oggetti decorativi, quali parti di capitelli corinzi e rivestimenti in marmo. Tramite prospezioni è stato individuato il teatro, situato nei pressi dell’angolo nord ovest del circuito murario. Nei fondali del tratto di mare adiacenti il castrum sono stati individuati impianti per l’allevamento ittico. La zona è stata frequentata fino al V secolo d.C. A breve il sito verrà adibito a Parco Archeologico.

Peschiera e Villa di Punta della Vipera

Situata al km 66 della via Aurelia, la peschiera di punta della Vipera affiora al livello del mare e si trova in buone condizioni di conservazione. Risalente al I secolo a.C., era destinata all’allevamento di pesci e molluschi. Si può osservare il grande bacino rettangolare, difeso da un molo frangiflutti in opera cementizia, in cui si articolano le vasche disposte intorno ad un bacino circolare di oltre 20 metri di diametro. Le mura esterne sono larghe circa due metri, con i paramenti in opera reticolata larghi circa 80 centimetri, con archi di collegamento tra le vasche realizzati in opera laterizia. In totale la peschiera è composta da 13 vasche collegate tra loro. Nella parte esterna si trovavano due canali in opera cementizia che servivano per il ricambio dell’acqua. Si ipotizza che la peschiera fosse collegata alla villa marittima di Punta della Vipera. Resti di un impianto termale, tracce di pavimentazione, sono stati individuati negli scantinati di villa Galliano, residenza privata costruita nel 1959.

La Villa marittima di Punta della Vipera, datata al I-II secolo d.C., mostra ancora le suspensurae, una cisterna semicircolare e mura in opera reticolata. All’esterno sono visibili tracce di un pavimento in mosaico a tessere bianche e nere. Durante i lavori di rifacimento del parcheggio dell’attuale supermercato, sono emerse nuovi parti della villa, che doveva estendersi per circa un ettaro.

Il Tempio Etrusco di Punta della Vipera

Nei pressi della rete ferroviaria che collega Civitavecchia a Roma sono stati ritrovati i resti di una struttura sacra risalenti al VI secolo a.C. Probabilmente legato al sito etrusco della Castellina sul Marangone. La struttura venne individuata nel 1777 da Gaetano Torraca durante la prima campagna di scavo ufficiale della Castellina, ma non ci è pervenuta documentazione. Sicuramente parte dell’edificio venne distrutto durante la realizzazione della ferrovia. Nel 1964 gli scavi seguiti da Mario Torelli hanno evidenziato che il tempio si estendeva su un’area di 500 metri quadrati, composto da un tèmenos con all’interno un tempio a cella unica. Le colonne erano in legno rivestite in terracotta, mentre il pronao ed il portico erano realizzati in cocciopesto. Oltre ai resti del recinto sacro restano un pozzo, un bothros e parte di un altare in pietra vulcanica ed una lamella in piombo con iscrizioni su entrambi i lati, risalente al V secolo a.C. Il tempio era dedicato a Minerva, come risulta da alcune iscrizioni vascolari, ex voto e teste che rappresentano la divinità. Venne ristrutturato dopo il saccheggio del 384 a.C. da parte di Dionigi di Siracusa, utilizzando gli stessi stampi impiegati a Pyrgi nello stesso periodo per ricostruire il tempio B. Ristrutturato una seconda volta dopo la fondazione di Castrum Novum nel 264 a.C. , il tempio venne demolito nel I secolo a.C. per lasciare il posto ad una villa marittima. Il materiale rinvenuto è oggi conservato presso il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia.

Ponti Romani

Nel territorio di Santa Marinella si conservano alcuni ponti della vecchia via Consolare Aurelia, strada costruita a partire dal 241 a.C. dal censore C. Aurelio Cotta per collegare Roma all’Etruria appena sottomessa. Inizialmente arrivava a Caere (Cerveteri), fu poi prolungata fino alla colonia di Cosa, in Toscana, infine raggiunse Arles, in Gallia. I resti dei ponti individuati nel territorio, sono stati edificati in età tardo repubblicana e conservano le tracce di successivi interventi di restauro e di rifacimento.

Un primo ponte è situato nei pressi del fosso di Castelsecco al km 59,700 della via Aurelia, dedicato ad Apollo, come si evince dalla stele in marmo con iscrizione latina ritrovata in un pozzo poco distante ed oggi situata in una proprietà privata al civico 138.

Al km 60,400 della via Aurelia, all’interno di una proprietà privata, si trovano i resti di una arcata di un ponte realizzato con quindici conci radiali di arenaria uniti con grappe in metallo. Il ponte, conosciuto con il nome di “Ponte di Largo Impero”, conserva nella parte alta le sottofondazioni in opera cementizia dell’antica via consolare.

Al km 60,700, si trova il Ponte di Via Roma, formato da un’arcata con diciannove conci radiali in arenaria uniti con malta.

Un ultimo ponte si trova al km 62,300, conserva una sola arcata in conci di arenaria ed è conosciuto come Ponte delle Vignacce.

La villa delle Grottacce

Figura 10 – Villa romana delle Grottacce

I resti della villa di epoca imperiale delle Grottacce sono situati su un piccolo promontorio al Km 58,200 della via Aurelia. La villa, che in origine doveva estendersi su uno spazio di circa un ettaro e mezzo, viene identificata come il luogo dell’antico porto di Panapione e prende il suo nome dalle cisterne che nei primi anni del Novecento venivano chiamate dagli abitanti del luogo “grottacce”. Gli scavi archeologici, eseguiti nell’Ottocento e nel 1952 a cura della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, hanno messo in evidenza una zona termale, un criptoportico culminante in un loggiato, quattordici cisterne con volte in calcestruzzo, adibite successivamente a magazzini, tre pozzi circolari. La parte superiore, andata distrutta, doveva ospitare la zona residenziale; in mare insiste una grande peschiera semicircolare risalente al I secolo d.C., con annesso molo per ormeggiare le imbarcazioni. La peschiera è formata da quattro semicerchi con il più grande di 55 metri di diametro. I materiali recuperati fanno ipotizzare che la villa sia stata frequentata dalla metà del I secolo d.C. fino al VI secolo d.C.

Grottini

Nella frazione di S. Severa, in località Grottini, è presente una zona conosciuta archeologicamente ma mai soggetta a scavi sistematici. Nell’area emergono i resti di mura di epoca romana in marna argillosa, spesse circa 70 cm per 1 metro di altezza, che inducono ad ipotizzare mura di fondazione di un edificio residenziale. Direttamente sulla battigia argillosa, sono stati ritrovati fondi di una capanna di epoca preistorica risalenti molto probabilmente al neolitico e un deposito fossilifero con esemplari di ostrea edulis e acanthocardia tuberculata.

Area archeologica di Pyrgi

Figura 11 – Area archeologica di Pyrgi

L’insediamento etrusco di Pyrgi si estendeva su una superficie di circa undici ettari intorno al porto e confinava con un vasto complesso santuariale, composto da strutture templari, conservate nelle fondazioni, risalenti al VI, V sec a.C.  Esplorato a partire dal 1957 dalla sezione di Etruscologia dell’Università la Sapienza di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, gli scavi hanno rilevato la presenza di due templi denominati Tempio A e Tempio B, di un’area sacra denominata Area Sacra C, di un edificio composto da venti celle, un propileo di accesso, posto alle spalle dei templi. Le eccezionali scoperte rinvenute nell’area, tra le quali si ricordano le lamine d’oro di Pyrgi e la decorazione centrale del frontone posteriore del Tempio A, rappresentante il Mito dei Sette contro Tebe e sono oggi esposte in una sala del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e in parte all’interno dell’Antiquarium di Pyrgi di Santa Severa. L’area è accessibile con permesso della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale.

AREE NATURALI

Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda

Figura 12 – Riserva naturale regionale di Macchiatonda

La Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda, istituita con Legge Regionale n. 54/1983, è un sito di importanza comunitaria (SIC) ed è presente nell’elenco della direttiva Habitat. Si estende a sud del Castello di Santa Severa su una superficie di circa 250 ettari e prende il nome dalla forma rotondeggiante del piccolo bosco di Laurus nobilis e Ulmus minor presente a ridosso della fascia costiera. È costituita da diverse zone: la zona A, adibita alla coltivazione; la zona B, costituita da zone umide con stagni di acqua dolce e salmastra, dune sabbiose, spiaggia e naturalmente il boschetto. La Riserva è considerata una delle più importanti aree di sosta per gli uccelli migratori. Anche i fondali antistanti la Riserva sono stati identificati come sito di interesse comunitario, per la presenza della Posidonia oceanica. La costa è caratterizzata da una fitta vegetazione alofita, come ad esempio la Salsola soda, il Limonium narbonensis. Nella Riserva è stata segnalata la presenza della Cressa Cretica, presente in solo quattro regioni italiane.

Qui si organizzano numerose attività rivolte all’educazione ambientale, come laboratori e visite guidate, fruibili anche da famiglie con bambini, da anziani e diversamente abili.

Grazie alla presenza di molte specie di uccelli, il luogo è frequentato dai birdwatchers e dai fotografi naturalistici, che, dai capanni allestiti nelle zone umide, possono agevolmente osservarne la fauna: gli aironi, le garzette, il falco di palude, le alzavole, il germano reale, il tuffetto. Il centro visite della Riserva è ubicato presso il Castello di Santa Severa e l’accesso è libero.

MUSEI

Museo Storico Marconiano

Il Museo Storico Marconiano – Parco della Scienza, è stato recentemente allestito grazie alla collaborazione tra il Comune di Santa Marinella e l’Aeronautica Militare. La parte esterna del percorso si trova in prossimità dell’antenna dell’Aeronautica, un traliccio della società INWIT che sorge nel punto dove si ergeva l’antica torre, da cui Guglielmo Marconi sperimentava le microonde. All’interno sono esposti strumenti per la telefonia analogica e la radiotelefonia: una stanza è stata dedicata all’Esercito, una alla Marina, mentre pannelli didattici raccontano gli studi di Guglielmo Marconi. Il Museo mostra il materiale originale legato alle sperimentazioni marconiane, effettuate a Santa Marinella tra il 1929 ed il 1937, oltre a documenti e radio d’epoca. Tra i due edifici è stata collocata la statua della Madonna di Loreto, patrona dell’Aeronautica Militare.

Antiquarium di Pyrgi

Figura 13 – Antiquarium di Pyrgi

I numerosi materiali rinvenuti nel corso degli scavi archeologici condotti dalla sezione di Etruscologia dell’Università la Sapienza di Roma in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale a partire dal 1957, sotto la direzione del Professor Massimo Pallottino e del Professor Giovanni Colonna, sono stati esposti per lungo tempo in un edificio esterno al borgo del castello, conosciuto come Antiquarium di Pyrgi e diretto dalla Soprintendenza per conto del MiC, anche se la gran parte dei ritrovamenti, comprendenti i pezzi più pregiati e importanti, sono esposti presso il museo Nazionale di Etruscologia di Villa Giulia, a Roma. La vecchia sede dell’Antiquarium era stata inaugurata il 15 ottobre 1972, adattando gli spazi di uno dei depositi degli scavi, in occasione della XV settimana dei musei. Nel museo erano esposte una copia delle lamine d’oro di Pyrgi, un plastico ricostruttivo dell’area sacra, l’apparato fittile che decorava il frontone anteriore del tempio B. Nelle vetrine elementi decorativi dei templi ed ex voto. Attualmente l’Antiquarium è in via di restauro e l’esposizione sarà spostata in un edificio all’interno del borgo del castello, denominato Manica Lunga.

Museo Civico del Mare e Della Navigazione Antica

Il Museo Civico del Mare e della Navigazione antica, istituito nel 1993 e situato all’interno del borgo del Castello di Santa Severa, è oggi uno dei luoghi di maggior interesse del Complesso Monumentale del Castello di Santa Severa. Il percorso espositivo è incentrato sul tema dell’archeologia subacquea e della navigazione, con pannelli didattici e testimonianze archeologiche provenienti dal tratto di costa che va da Palo Laziale, presso Ladispoli (l’antica Alsium), a Civitavecchia (l’antica Centumcellae), con una particolare attenzione al porto dell’antica Pyrgi. Gli spazi museali sono distribuiti su due piani, per un totale di circa 350 mq. L’esposizione si articola su sette sale, collocate al piano terra e al primo piano di edifici che un tempo erano adibiti ad appartamenti: la Polveriera, la Sala del Commendatore, il Caminetto, al piano terra ospitano attualmente: la biglietteria, il bookshop e sei sale espositive; al primo piano nei locali della Casa di Giunone, la sala sette e gli spazi per i laboratori didattici e una sala conferenze. Nella sala d’ingresso si trova un suggestivo plastico che rappresenta il borgo del castello e dell’antica Pyrgi, con i resti delle mura poligonali, di fianco una teca con una riproduzione amatoriale dei templi di Pyrgi. A novembre 2021, il museo ha attivato un nuovo percorso, che prevede l’utilizzo della realtà virtuale, ricostruzioni in 3D, Qr-code.

Museo del territorio

Il Museo del Territorio è situato nella Casa del Fienile, nel Cortile dei Trottatori a sinistra rispetto al portone di ingresso del Complesso Monumentale del Castello di Santa Severa. Nel 2017 è stato riconosciuto come istituzione museale dalla Regione Lazio. I reperti esposti all’interno di questo piccolo museo sono in gran parte il frutto di raccolte personali del fondatore, recuperate nel corso di viaggi e di esperienze lavorative, mentre altri nascono da donazioni di artigiani, agricoltori o amanti della storia della chimica e della geologia. Nel cortile adiacente l’ingresso sono esposti numerosi attrezzi agricoli a testimonianza della vocazione passata del borgo. L’allestimento è distribuito su due piani, una prima stanza ricca di testimonianze scritte, pareti puntellate di fotografie d’epoca, di paesaggi e personaggi del passato, documenti, mappe e oggetti che raccontano il vissuto del castello e aiutano a ricordare come è nata la cittadina di Santa Severa. Al piano superiore si trovano il laboratorio, la sezione di mineralogia, la sezione paleontologica con fossili, tra cui una mandibola di mammut, un pezzo originale di una imbarcazione monossile di epoca preistorica, proveniente dal Sasso di Furbara, una zanna di elefante e una conchiglia gigante la cui particolarità è di essere uno dei pochi fossili che ha mantenuto la cerniera.

Museo del Castello

Il Museo del Castello di Santa Severa, all’interno dei locali della Rocca,  è stato inaugurato nel 2018 per raccontarne la storia, il ruolo e la funzione nel territorio, ma anche rappresentare i fenomeni culturali, sociali e fisici che da sempre connotano il luogo. L’esposizione si articola sui tre piani dell’edificio ed il percorso è suddiviso in aree tematiche: dall’epoca tardo antica all’epoca medievale, nelle sale del piano terra; dall’epoca tardo medievale, all’epoca moderna nelle sale al primo piano, ricerche archeologiche subacquee effettuate nel territorio, ingresso alla torre e laboratori di restauro al secondo piano. L’esposizione dei reperti originali è corredata da ricostruzioni di ambienti, riproduzione in tre dimensioni di volti e di costumi, copie di armi, armature e abiti d’epoca, pannelli illustrativi in italiano e inglese, gigantografie, video e App interattiva per smartphone con lettura di QR-code. Al piano terra è allestita una visita multimediale, con postazioni dotate di visori 3D che consentono, grazie alla realtà aumentata, di viaggiare indietro

 nel tempo a bordo di una nave etrusca, fino ad approdare nell’area sacra di Pyrgi, accompagnati dalla voce del geologo Mario Tozzi. Insieme al Museo Civico del Mare e della Navigazione Antica costituisce il Polo Civico Museale del Comune di Santa Marinella. Il museo segue gli orari di apertura del Castello.

FRAZIONI

Santa Severa

Il territorio di Santa Severa, situato sulla via Aurelia, nella parte costiera che va dal Castello ai Grottini, ricade sotto l’amministrazione del Comune di Santa Marinella. Frequentata fin dall’età del bronzo, a partire dal VII secolo a.C. il territorio conosciuto con il nome di Pyrgi ebbe la funzione di principale scalo portuale della città etrusca di Kaisra (l’odierna Cerveteri). Nella prima metà del III secolo a.C., Pyrgi divenne una colonia marittima. In epoca imperiale numerose famiglie patrizie scelsero il territorio per il loro otium costruendo grandi ville marittime. Nel 298 d.C. a Pyrgi venne martirizzata la giovane Severa insieme ai fratelli Marco e Calendino. Alla martire si deve il nome moderno della località. In epoca tardo medievale il territorio dell’attuale Santa Severa era di proprietà dei monaci di Farfa, in seguito dei Benedettini di San Paolo fuori le mura. Dopo la caduta in rovina del feudo di Carcari, il territorio di Santa Severa continuò attivamente la produzione agricola e i traffici marittimi, sotto l’egida della Reverenda Camera Apostolica. Tra il XIII e il XIV secolo il Tenimentum Sanctae Severae passò di proprietà tra diverse famiglie nobiliari romane: i Bonaventura, i Tiniosi,, i Venturini, i Di Vico, gli Anguillara, che ottennero il possedimento per eredità, legami famigliari o vicende politiche. Nel 1482 Sisto IV donò la tenuta di Santa Severa al Pio Istituto del Santo Spirito in Sassia. Un vasto patrimonio agricolo, composto da terreni, cave estrattive, edifici rurali, un castello, dal quale l’Istituto attinse risorse fino al 1980, per finanziare le proprie opere di beneficenza e anche il mantenimento dell’Arcispedale, ancora presente a Roma sul Lungotevere in Sassia. La moderna cittadina di Santa Severa si sviluppò negli anni Trenta del Novecento come residenza estiva di alti funzionari statali e gerarchi del regime fascista. Le prime abitazioni vennero realizzate a nome della Cooperativa 28 Ottobre. Dopo la guerra la cooperativa prese il nome di Cooperativa Santa Severa Spiaggia. Con le prime villette si avviarono anche le opere di bonifica del territorio. Finita la guerra, Santa Severa ricominciò ad essere frequentata come luogo di villeggiatura e nel 1950 la zona sul litorale entrò a far parte del Comune di Santa Marinella.