Manziana

La cittadina di Manziana è situata sulle alture dei monti Sabatini. I primi insediamenti risalgono all’epoca Villanoviana. In epoca etrusca il territorio era stato consacrato al dio Manth, divinità dell’oltretomba. Nel XII secolo era conosciuta con il nome di Castrum Sanctae Pupae di proprietà della famiglia dei Prefetti Di Vico e degli Orsini. Nel XIII secolo il borgo di S. Pupa e il vicino bosco vennero ceduti al Pio Istituto del Santo Spirito in Sassia. Nel corso del Quattrocento Santa Pupa cessò di esistere, come si evince da un documento di papa Callisto III, nel quale il borgo è definito “dirutum”, cioè in rovina. Non si conoscono i motivi dello spopolamento, ma il territorio non rimase completamente abbandonato, nei boschi vivevano ancora carbonai e boscaioli. Il primo nucleo stabile di capanne presso il bosco risale al 1526. Nel XVI secolo il territorio venne ripopolato da parte degli esuli provenienti dalla Toscana, dall’Umbria e dalle Marche, a cui il Santo Spirito offrì di lavorare per conto dell’ospedale destinando ai coloni mezzo rubbio, poco meno di un ettaro di terreno, in cambio di un quinto del prodotto ricavato. I nuovi arrivati erano gruppi di boscaioli e carbonari, chiamati Capannari e si stabilirono nei pressi della Chiesa di Santa Fiora. Da quel momento il Castrum Mantianae, conobbe un rapido sviluppo, fino a raggiungere l’autonomia comunale nel 1596, mantenendo però un rapporto di sudditanza feudale nei confronti del Santo Spirito. Il borgo venne ricostruito dall’architetto Ottavio Nonni detto il Mascherino allievo del Vignola. Di proprietà dello Stato Pontificio fino al 1870, con l’Unità d’Italia iniziò a svilupparsi la moderna cittadina. Il nome di Manziana compare per la prima volta ufficialmente in un documento del 1658. Alcuni fanno derivare l’origine del nome Manziana dal lapis antianus, pietra locale, altri dal termine Mansum, fondo agrario per l’allevamento o da manza termine per indicare la giovane vacca di specie maremmana. Altri sostengono che derivi dalla Silva Mantiana, ninfa dei boschi circostanti l’abitato, legata a sua volta alla divinità etrusca Manth.


ARCHITETTURE CIVILI


Palazzo Tittoni

Figura 1 – Palazzo Tittoni

Nel centro storico di Manziana, palazzo Tittoni affaccia sull’omonima piazza. Si tratta di un edificio del Cinquecento realizzato su progetto di Ottavio Nonni detto il Mascherino, allievo del Vignola. Appartenuto anticamente ai Prefetti Di Vico, che lo hanno venduto nel 1290 all’Ospedale del Santo Spirito in Sassia. In questo periodo nel palazzo vivevano il castellano e il vicario del tempo. L’edificio era anche la sede dove si riuniva il Consiglio degli “Huomini Capannari di Mantiana”, e dove veniva amministrata la giustizia. Dopo essere stato per diversi secoli di proprietà dello stato Pontificio, venne acquistato nell’Ottocento da Vincenzo Tittoni.  Durante la seconda guerra mondiale venne occupato dai tedeschi, che lo usarono come arsenale. Sono ancora oggi visibili, inglobati nel palazzo, i resti del castello di Santa Pupa, ma anche i proiettili sparati durante la guerra i cui fori sono visibili sul portone di ingresso.


Fontana di Piazza Tittoni

Figura 2 – Fontana di Piazza Tittoni

Collocata al centro di Piazza Tittoni, la fontana venne realizzata su progetto di Ottavio Nonni detto il Mascherino e venne completata nel 1733. La vasca ha una forma quadrilobata, con due conchiglie aperte ai lati, uno zoccolo ed una piccola colonna che sorreggono al centro la tazza da cui fuoriesce l’acqua. Le colonnette vennero realizzate nel 1733 per impedire agli animali di abbeverarsi. La fontana in origine era alimentata dalle acque provenienti dal Pietrone, alle falde del monte Sassano, dal 1733 dalle acque della Palombara e alla fine dell’Ottocento dalla sorgente Matrice. Attualmente la fontana è alimentata con l’acquedotto comunale.


L’antico casale in località “Le Pietrische”

Figura 3 – Foto di Vivenzio Annibali

Il Casale delle Pietrische è situato a pochi chilometri da Manziana, nei territori del Comune di Tolfa, ma di proprietà dell’Università Agraria di Manziana. Dai documenti storici risulta che la tenuta delle Pietrische ha fatto parte in passato del Comune di Manziana, che ancora oggi, esercita i diritti di uso civico. La zona è stata riconosciuta come Zona di Protezione Speciale, ZPS, dalla Comunità Europea, per la salvaguardia dell’avifauna in ottemperanza della direttiva Uccelli. Numerose testimonianze storiche e archeologiche caratterizzano l’area. Accanto ai sepolcreti e agli insediamenti di epoca etrusca come la Tomba della Torara e la Tomba del Pero, si trova il Casale delle Pietriche, edificio risalente al Seicento costruito per opera del Santo Spirito in Sassia. Negli ultimi decenni il vecchio Casale è stato utilizzato come sfondo da produzioni cinematografiche e televisive; nel 1981 sono state girate qui alcune scene del film il “Marchese del Grillo” di Mario Monicelli.


ARCHITETTURE RELIGIOSE


Chiesa San Giovanni Battista

Figura 4 – Chiesa di San Giovanni Battista

Realizzata dai fiorentini giunti a Manziana nel XVI secolo, attirati dall’offerta dell’Ospedale Santo Spirito, che aveva offerto terreni in cambio di un quinto del prodotto ottenuto dalla lavorazione. I lavori si conclusero nel 1578. La chiesa è dedicata al santo patrono della città. La facciata è semplice con un portone centrale e aperture laterali. Sotto il timpano la croce doppia, simbolo del Santo Spirito e la colomba della pace. L’interno è a croce latina, a navata unica, con affreschi sulla volta a botte e sulle pareti laterali risalenti al tardo barocco. Sopra l’ingresso si trova il ballatoio che ospita l’organo a canne. Dietro l’altare maggiore, una statua in legno raffigura San Giovanni Battista. Negli anni 1944-1950 vennero realizzate alcune opere pittoriche dal pittore Angelo Cordelli di Manziana. Il Campanile è a torre a pianta quadrata con copertura a cupola.


Chiesa Madonna del Carmine

La chiesa si trova nella frazione di Manziana: Quadroni, borgo settecentesco sviluppato al fianco di Monte. L’esterno è semplice con un portone centrale e due aperture laterali. In alto, sotto il timpano, una immagine centrale raffigurante la Madonna. L’interno della chiesa è a navata unica, conserva dietro l’altare maggiore, una statua raffigurante la Madonna con bambino all’interno di una edicola in marmo, nelle nicchie laterali due candelabri in legno. È una piccola chiesa utilizzata in occasione dei matrimoni.


Ninfeo Romano e Chiesa di Santa Maria della Fiora

Il luogo dove si trova la sorgente dell’acqua alsietina era considerato sacro sia dagli etruschi che dai romani. Dopo la captazione e la costruzione dell’acquedotto di Traiano, realizzato nel 109 per approvvigionare la regione urbana di Trastevere, venne realizzato nei pressi della sorgente un Nifeo per ringraziare le divinità protettrici delle acque. I Cristiani dedicarono il luogo alla Madonna della Fiora costruendovi una piccola cappella rupestre. Il terreno e la chiesa dove sgorgava la sorgente rimasero per molto tempo di proprietà della famiglia Orsini, che acconsentirono l’uso della chiesa ai frati dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita.


AREE ARCHEOLOGICHE


Le vasche vinarie del Casale delle Pietrische

Nei pressi del casale delle Pietrische, sono visibili alcune vasche “vinarie” risalenti all’epoca etrusca. Ogni vasca è formata al suo interno da almeno due vasche di forma circolare o rettangolare, sfalsate in altezza e comunicanti tra loro. Per molto tempo sono state considerate vasche per la pigiatura dell’uva, oggi ci sono due teorie che vedono il probabile utilizzo per la concia delle pelli o legate a funzioni rituali.


L’ipogeo del Casale delle Pietrische

A poca distanza dal Casale, si trova una struttura ipogea con ampio corridoio interamente scavato nel tufo con soffitto a volta. Ai lati del corridoio si aprono tre camere con nicchie allungate con sedile Non si conosce il periodo di realizzazione e la destinazione d’uso. A poca distanza dall’ipogeo numerose sepolture.


Tomba della Torara

La Tomba della Torara risalente alla metà del VI sec. a.C. si trova a sud del Casale delle Pietrische, presenta un lungo dromos con sette gradini che terminano in una camera centrale da cui si accede ad altre quattro camere. Ai lati dell’ingresso sono posti quattro troni, due a forma circolare e due a forma rettangolare. La tomba è stata scoperta per la prima volta negli anni ’60 del Novecento, a seguito del cedimento del terreno durante la piantumazione di pali ad opera di un contadino che voleva recintare la zona per il pascolo del bestiame. Gli scavi effettuati nel 2008 hanno riportato alla luce parti del corredo e frammenti di ossa. L’intero sito è stato protetto da tettoie in legno.


La Tomba del Pero

La costruzione della tomba del Pero, così chiamata per la vicinanza ad un albero di pero selvatico, risale alla metà VI sec. a.C. Formata da un lungo dromos con tre gradini ed un’unica camera sepolcrale è priva del soffitto. Saccheggiata più volte ha restituito durante i lavori di ripulitura molti frammenti di ceramica e bucchero.


Il Ponte del Diavolo

Il ponte si trova in una stradina che collegava la Via Clodia con le Antiche Terme di Stigliano. La struttura alta circa nove metri risale al I sec. a.C. ed è stata realizzata in pietra vulcanica, formata da un blocco unico centrale con arco a tutto sesto.


AREE NATURALI


Monumento Naturale Caldara di Manziana

Figura 5 – Foto di Vivenzio Annibali

Il Monumento Naturale della Caldara si trova a pochi chilometri dal centro di Manziana e dai monti Sabatini, tra la Riserva di Canale Monterano ed il lago di Bracciano. Si estende per circa 90 ettari. Il suo nome deriva da “calderone”, parola che nel gergo popolare descrive il pentolone di acqua bollente. Si tratta di una depressione di origine vulcanica di forma circolare, ricca di fanghi sulfurei. Nel tempo la morfologia del terreno ha consentito un accumulo di materiale organico che compattandosi ha dato origine ad una torbiera. La parte centrale è composta da una polla con emissioni gassose di anidride solforosa e anidride carbonica che danno origine a piccoli geyser Il territorio circostante è caratterizzato da una ricca vegetazione. Durante la stagione umida si formano zone paludose dove trovano dimora la cannuccia di palude e il giunco comune. La vegetazione della Caldara è principalmente costituita da vegetazione tipica della macchia mediterranea e da querceti decidui. Nella parte esterna è presente un bosco di betulle bianche (Betula pendula), possibile relitto post-glaciale. La pianta infatti è presente comunemente nelle zone nordiche; la sua presenza a 250 metri s.l.m. fa ipotizzare ad un relitto post glaciale. Il monumento è stato istituito nel 1988 e nel 2006 è diventato Sito di importanza comunitaria, SIC. L’attività post-vulcanica della Caldara ha attirato fin dall’antichità l’attenzione per gli effetti curativi delle acque e dei fanghi. I soldati delle legioni romane si fermavano alla caldara per purificarsi dopo le campagne militari. L’azione dei fanghi era inoltre considerata curativa per le persone e gli animali.


Bosco di Macchia Grande

Figura 6 – Bosco di Manziana

Il bosco di Macchia Grande si trova a 2 Km da Manziana, ed è una parte della grande area boscosa chiamata in antichità silva Mantiana, il cui nome derivava dal dio etrusco dell’oltretomba Manth, in latino Mantus. Si estende su una superficie di 580 ettari. La sua vegetazione è composta principalmente da cerri e farnie, di cui è possibile ammirare alcuni enormi esemplari secolari. A circa un chilometro a sud del bosco si trova la caldara che anticamente era parte integrante dello stesso bosco. Sono inoltre presenti aceri selvatici, nespoli e carpini, ma anche castagni e betulle. All’interno quattro sentieri percorribili per passeggiate a piedi, in mountain bike, ma anche aree attrezzate per barbecue e picnic. Il Bosco è stato scenario per molti film come Pinocchio, Django, Romanzo Criminale.


Il Poggiaccio

L’area del Poggiaccio si trova a nord del Comune di Manziana al confine tra le province di Roma e Viterbo ed è di proprietà dell’Università Agraria. Si contraddistingue per la presenza di boschi di castagno, Castanea sativa, importante risorsa di legname di pregio. Nell’area è presente un gruppo di alberi di quercia e la zona prende il nome de La Ciuffa, che spicca sulla parte alta della collina ed è un punto di orientamento topografico per traffico aereo. Il legname del Poggiaccio era utilizzato nei cantieri navali del lago Sabatino per le costruzioni delle imbarcazioni.