Cerveteri

Cerveteri sorge dove sorgeva l’antica città etrusca di Kaisra o anche Caere (  Agylla, in lingua antica greca ). Il suo nome moderno deriva da Caere Vetus, così chiamata nel XIII secolo per distinguerla da Caere Novum (l’attuale Ceri).

Nel IV secolo a.C. Caere divenne Municipia sine suffragio ovvero divenne tra le aree di competenza romana.

Tra l’VIII e l’XI secolo, Caere fu governata direttamente dal papato. In un periodo compreso tra  XII e XIII secolo, parte della sua popolazione si trasferì, forse a causa di epidemie o per una miglior posizione di difesa, in una località vicina, chiamata Caere Novum ( Ceri).

A partire dal XII secolo Cerveteri, tramite intercessione del papato, vide l’avvicendarsi di importanti e nobili famiglie nella sua gestione, tra queste i Normanni Alberteschi  i Corsi, i Venturini, gli Anguillara, i  Cybo, i Della Rovere e gli Orsini i quali detennero la proprietà per lunghissimo tempo ( fatto salvo una breve parentesi in cui la proprietà passò alla famiglia Farnese), fino al 1674 quando dovettero vendere la proprietà alla famiglia Ruspoli, che nel 1709 ottennero il titolo di principi..

I secoli successivi attestarono la città quale centro agricolo e soltanto a partire dal XIX secolo quale méta turistica allorquando la Necropoli etrusca della Banditaccia venne conosciuta anche Oltralpe.  Nel 2004 le necropoli di Cerveteri e Tarquinia sono state inserite nel World Heritage List dell’UNESCO.

ARCHITETTURE CIVILI

La Rocca

La Rocca è il centro della Cerveteri Medievale. Oltre al castello vero e proprio comprende la parte che originariamente ne costituiva il borgo antico, chiamato Boccetta. Già nel XI secolo appare munita di mura merlate lungo il perimetro dello sperone tufaceo su cui sorge.

Nella zona più bassa del Castello vi è quello che rimane di un’antica torre di avvistamento con base circolare, che domina una grande porzione di territorio e di mare a formare l’attuale belvedere.

Figura 1 – Palazzo Ruspoli (foto di Sailko – Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

Il cinquecentesco Palazzo dei Principi Ruspoli è situato nel cuore della cittadina di Cerveteri. L’edificio presenta una sobria facciata, caratterizzata da un elegante doppio loggiato scandito dalla presenza di cinque arcate. Alle cinque aperture del piano superiore ne corrispondono altrettante al piano di terra a chiudere una analoga loggetta. L’architettura evidenzia momenti diversi di edificazione: probabilmente un primo nucleo risalente alla presenza dei Cybo nel Quattrocento venne ampiamente ristrutturato tra 1517 e 1533 da Gentil Virginio Orsini. Portale e finestre mantengono la classica struttura cinquecentesca con archi a tutto sesto. Loggia e  portico sembrerebbero state aggiunte solo nel corso del XVII secolo. Al suo interno, sono presenti affreschi del Rossi su soffitti e pareti, nonché eleganti bassorilievi opera di Benvenuto Cellini. Il palazzo nel corso dei secoli ha ospitato figure importanti della storia italiana e non solo. Tra questi Papa Innocenzo VIII, lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, il musicista Georg Friedrich Händel, Re Gustavo di Svezia, grande appassionato di archeologia, e molti altri. Oggi il Palazzo è stato trasformato in una elegante location per eventi e cerimonie private ed eventi pubblici.

Il Granarone

Figura 2 – Palazzo del Granarone

Il Granarone è un edificio di grandi dimensioni situato poco fuori dal centro storico.

Ubicato in posizione dominante, venne edificato alla fine del XVII per volontà della famiglia Ruspoli come deposito di cereali, ottenuti dal pagamento degli affittuari del latifondo. Il corpo di fabbrica si presenta compatto a suddiviso in tre livelli con una zona più alta a modo di torre. Il piano terra è dotato di una bella volta. Oggi il Granarone è sede del consiglio comunale  e della biblioteca comunale di Cerveteri.

Torre dell’orologio a sei ore

Figura 3 – Torre dell’Orologio

Alle spalle del Museo Archeologico Nazionale Cerite, addossato al circuito murario medievale, si trova un monumentale orologio a 6 ore. Purtroppo non esistono fonti documentali inerenti la sua costruzione: unica indicazione la data di fabbricazione incisa sul meccanismo, 1764, ancora in sede. Si tratta di una particolare scansione del tempo, in auge nell’Italia rurale: le sei ore erano infatti conosciute come “ore italiane”, l’orologio si basava sulla gestione del tempo di lavoro campestre, ovvero con il termine delle attività al calare del sole. In Italia si contano meno di un centinaio di tali orologi.

Fontana del mascherone

Figura 4 – Fontana del Mascherone

La bella fontana ottocentesca si trova su piazza Risorgimento. Costruita nel 1881 presenta struttura architettonica a facciata su due livelli. Il registro  superiore si conclude con un timpano semicircolare ed ospita un orologio. Il registro inferiore è caratterizzato dalla presenza di una parete a bugnato nella quale, tra due colonne addossate è incorniciata  la fontana vera e propria dentro una nicchia ad arco. Tra gli elementi decorativi, spiccano un mascherone e due animali marini laterali che gettano acqua nella sottostante vasca. Lo stemma della città e una lapide marmorea incisa, posta a memoria del ritrovamento delle antiche falde acquifere etrusche nonché la data di costruzione della fontana, sormontano l’intera costruzione.

ARCHITETTURE RELIGIOSE

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Figura 5 – Chiesa di Santa Maria Maggiore

La chiesa di Santa Maria Maggiore è il principale complesso ecclesiastico della città e delle sue frazioni, sede di arcipretura, composta da due corpi distinti e non coevi. La chiesa più antica fu costruita intorno all’anno Mille. Fu sede episcopale fino al 1029. Nel  corso del 1492, la chiesa venne restaurata in alcuni punti. Intorno al Settecento, su commissione della famiglia Ruspoli,  grazie a lavori di restauro e di ammodernamento, vengono aggiunti elementi tipicamente barocchi,  vengono commissionati gli affreschi nell’abside, vengono restaurate le 5 cappelle, viene rifatto il tetto e restaurato matroneo.

Agli inizi  dell’Ottocento la chiesa versa in cattivo stato di conservazione e vengono eseguiti imponenti dei restauri. Le strutture aggiunte nel corso del XIX secolo vengono demolite nel 1959, quando la costruzione della chiesa nuova, riporta allo stile romanico primitivo. Reliquie appartenenti a santa Felicita martire, sono stati ritrovati nel 2008, al di sotto dell’altare maggiore in occasione del restauro della chiesa. Secondo la tradizione nella chiesa si conservano anche le spoglie della venerabile Rosa Calabresi.

Chiesa antica. La facciata della chiesa antica appare rimaneggiata, ad essa venne  appoggiato un arco di collegamento con palazzo Ruspoli nel 1760 quando la chiesa diventò una vera e propria cappella palatina.,

Internamente è conservato lo stile romanico originario grazie ai lavori di ripristino restauri del 1958. La pianta è a tre navate, coperte da capriate in legno, grazie alla presenza di cinque colonne di reimpiego per lato: i fusti delle colonne sono diversi tra loro. Le tre navate, cui si può accedere dai tre portali nella facciata, terminano ciascuna con un’abside, in quella centrale si trova l’altare maggiore; la navata di destra è detta del Santissimo Sacramento; la navata di sinistra ospita la cappella del fonte battesimale, già dedicata al Sacro Cuore e a san Carlo Borromeo. Originariamente sulle cappelle si aprivano delle porte sul retrostante giardino adibito a cimitero che furono murate con la costruzione della chiesa nuova.

Tra le opere d’arte che si possono ammirare all’interno della chiesa vecchia vanno citate: sulla parete di sinistra una porzione dell’originario pavimento cosmatesco; un affresco staccato della Madonna della Pietà, attribuito alla cerchia di Perin del Vaga; l’affresco su tela di Santa Maria del Rosario, attribuito alla scuola di Antoniazzo Romano; una tela raffigurante san Carlo Borromeo. Il bel campanile, probabilmente pertinente la prima fase  edilizia della chiesa, dalla pianta quadrata, appare suddiviso in piani attraverso la presenza di cornici  presenta una elegante bifora per lato. L’ultimo piano ospita le campane, e venne aggiunto successivamente: caratterizzato da due grandi monofore a nord e a sud, ed una piccola monofora rettangolare ad est.

Figura 6 – Chiesa antica

Chiesa nuova. Il 1959 segna una data importante per la chiesa, viene infatti aggiunto un nuovo corpo di fabbricato al precedente edifici, praticando un’apertura lungo la parete di destra, fu aperto un arco trionfale nel luogo in cui sorgeva la cappella dell’Addolorata, sepoltura della venerabile Rosa Calabresi, chiuso a seguito di successivi restauro. Al suo posto si trova oggi un grande crocifisso ligneo.

La facciata della chiesa nuova si presenta in stile  neoromanico a salienti con semplice rosone. Le pareti sono interessate dalla presenza di quattordici finestre monofore. Anche la chiesa nuova è suddivisa internamente in tre navate con tetto a capriate, per mezzo di cinque colonne per lato sulle pareti delle navate laterali si addossano 3 nicchie per navata che custodiscono statue di santi di epoca moderna e contemporanea.

Figura 7 – Chiesa nuova

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Figura 8 – Chiesa di Sant’Antonio Abate

Nel centro storico della città si trova questa piccola chiesa eretta nel corso dell’anno Mille, oggi profondamente modificata. Al suo fianco è presente un moncone di torre, forse appartenente alla torre campanaria, Originariamente la chiesa era dedicata al Santissimo Salvatore, solo dal 1740 assunse l’attuale denominazione. Esternamente una stretta scalinata conduce ad una piccola terrazza ed quindi all’unico ingresso al di sopra del quale si aprono 3 finestre.

All’interno tre pilastri quadrati per lato separano le tre navate di cui si compone la pianta della chiesa. Le navate laterali sono sormontate da volte a botte, su quella centrale insiste un tetto a capriate. Completano la struttura cultuale una piccola sagrestia e un campanile a vela Tracce di affreschi possono scorgersi in varie zone all’interno della chiesa: lungo la parete laterale sinistra e sul primo pilastro sinistro,  nell’abside e nella controfacciata. Gli affreschi, attribuiti a Lorenzo da Viterbo, raffigurano figure di santi; tra cui sant’Antonio la Madonna col Bambino tra san Michele e San Pietro. Una bella statua lignea dallo stile tipicamente barocco e raffigurante sant’.Antonio è esposta all’interno della chiesa.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Figura 9 – Chiesa di San Michele Arcangelo

E’ il luogo di culto dedicato dal 1756 al patrono della città, sebbene chiesa e  monastero furono fondati alla fine del ‘400 dai monaci agostiniani. Nello stesso luogo si trovava una chiesa dedicata a San Pietro che venne sostituita dalla costruzione di quest’ultima probabilmente intorno al Seicento e dedicata a San Michele nel 1756. La chiesa e l’attiguo convento, oggi curati dalle suore carmelitane missionarie, hanno subito ristrutturazioni e restauri nel 1933 e nel 1941. Il luogo di culto presenta una navata unica con volta a botte e tre altari, il maggiore dei quali, inserito in un’ampia cappella voltata a botte, reca una tela raffigurante il santo a cui è dedicato l’altare ovvero San Michele tra i santi Monica e Agostino. Alcune tele con raffigurazioni sacre sono datati  al XV e al XVII secolo.

Chiesa della Madonna dei Canneti

Figura 10 – Chiesa della Madonna dei Canneti

Si tratta di una piccola chiesa originariamente di campagna, oggi inglobata nel tessuto cittadino, anticamente delimitava la fine della città. Fu costruita verso il Seicento al fine di custodire una preziosa immagine della Madonna, trovata tra i canneti presenti nella zona e ritenuta miracolosa. La chiesa fu da subito affidata ai monaci agostiniani.

Tra il 1661 e il 1682, venne interessata da lavori di consolidamento e restauro, nello stesso periodo fu aggiunto il campanile Nel 1695 fu aggiunto un piccolo convento. Gli ultimi interventi di restauro risalgono al 1987.

La planimetria ha unica navata e copertura a capriate. Il dipinto della Madonna è custodito nella cappella posta nell’abside al fondo della navata, all’interno della quale si apre un piccolo ambiente che ospita una raccolta di ex voto.

Chiesa della Pietà

Detta in dialetto “l’Ossara” è la piccola cappella del cimitero vecchio.

Si tratta di una piccola chiesa nel XIX secolo, come cappella del cimitero vecchio della città. Si presenta con una piccola facciata con portale e finestra a semicerchio ed unica navata con voltata a botte.

SITI ARCHEOLOGICI

Necropoli della Banditaccia

Figura 11 – Necropoli della Banditaccia
Figura 12 – Necropoli della Banditaccia

Importantissima necropoli estesa  per circa 400 ettari costituita da migliaia di sepolture ascrivibili a varie epoche, dal periodo villanoviano (IX secolo a.C.) a quello  ellenistico (III secolo a.C.).

Durante il VII secolo a.C., ovvero nel corso del Periodo orientalizzante si assiste allo sviluppo soprattutto  di tumuli di grandi dimensioni, caratterizzati da una struttura tufacea a pianta circolare che racchiude all’interno una rappresentazione della casa del defunto, generalmente introdotte da un  dromos ( corridoio) di accesso  agli ambienti ipogei. Le strutture sepolcrali sono, nella quasi totalità delle loro parti, scavate e scolpite nel tufo. Nel V secolo a.C. le tombe a tumulo furono sostituite dalle tombe “a dado” ovvero da una lunga schiera di tombe allineate regolarmente, di forma pressoché cubica.

Tra le tombe del IV secolo a. C. la meravigliosa tomba appartenuta alla famiglia dei Matunas, la cosiddetta “tomba dei Rilievi”. Le sepolture più recenti risalgono al III secolo a.C. Buona parte dei reperti rinvenuti nella necropoli sono esposti presso il  Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, una parte dei corredi funebri è conservata nel Museo nazionale cerite. Dal 2004 la necropoli della Banditaccia, insieme a quella di Tarquinia, sono entrate nella  lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Via degli Inferi

Figura 13 – Via degli Inferi

L’area  interessata della principale necropoli etrusca di Cerveteri comprende non soltanto quella della Banditaccia, oggi musealizzata attraverso un percorso di pedane e scale d’accesso alle sepolture, ma anche la parte esterna ad essa, denominata “Via degli Inferi” il cui tragitto antico conduceva presso una delle porte della Kaisra etrusca. Tratti delle mura etrusche sono ancora ben visibili. Intorno a tale tracciato, che peraltro prosegue all’interno dell’area della Banditaccia, si svilupparono le tombe a partire dal VI secolo a.C. La vegetazione circostante dona al luogo atmosfere di serenità e scorci di notevole bellezza. L’area non è musealizzata ma ben mantenuta dai gruppi locali di volontariato archeologico.

Necropoli di Monte Abatone

Figura 14 – Necropoli del Monte Abatone
Figura 15 – Necropoli di Monte Abatone

La necropoli del Monte Abatone sorge su un pianoro tufaceo separato da quello su cui sorge Cerveteri dalla valle del torrente Mola. Numerose le tombe realizzate presso la necropoli, tra questa vanno ricordate il maestoso tumulo della Tomba Campana caratterizzato dal tetto a raggiera semicircolare del vestibolo che precede la camera funeraria principale; il Tumulo Torlonia per la presenza al suo interno della Tomba delle Sedie, nella quale è stato rinvenuto nel primo ambiente un trono scolpito nel tufo.

Necropoli di Greppe di Sant’Angelo

Una notevole concentrazione di strutture antiche, di epoca etrusca e poi romana, sono state individuate lungo la strada detta di S.Antonio che anticamente dovette essere una via d’accesso all’antica città di Kaisra, provenendo dalla valle del Fosso della Mola. Tra queste strutture, degne di grande importanza sono, i resti di un tempio dedicato ad Ercole e la necropoli rupestre di Greppe S. Angelo che annovera la bellissima Tomba di Caronte, caratterizzata da due livelli e scala comunicante, originariamente decorata con stucchi bianchi, due finte porte, lastre con fregi e modanature. Delle due camere sepolcrali, la maggiore è coperta con una eccezionale volta a botte ottenuta con grandi blocchi posati a cuneo. La tomba era corredata di un cortile esterno dove sono state rinvenute due belle sculture di Sfingi alate, tre leoni sdraiati e una in nenfro del demone Caronte. Proseguendo lungo la strada si incontrano, addossate al costone tufaceo, i resti di un edificio romano e un tratto di strada romana basolata; ancora oltre è possibile scorgere i resti di un imponente impianto termale di epoca romana imperiale in parte edificato su preesistenze di epoca etrusca.

Necropoli del Sorbo e tomba Regolini-Galassi

Figura 16 – Tomba Regolini-Galassi

Raniero Mengarelli, negli anni 20 del Novecento, aveva portato alla luce, con scavi sistematici, una grande necropoli utilizzata per secoli dagli abitanti della etrusca Caere, soprattutto nel periodo villanoviano. Una molto estesa e articolata con centinaia di tombe e cinerari, sebbene poco monumentale.

La Necropoli del Sorbo è la terza necropoli etrusca di Cerveteri comprendente una serie di tombe rupestri e non, su più di dieci ettari, buona parte dei quali oggi inglobati in aree interessate da edilizia moderna. La necropoli è particolarmente nota per il ritrovamento al suo interno di una importante tomba, denominata Tomba Regolini – Galassi ritrovata intatta nell’aprile del 1836 dall’arciprete Regolini e del Generale Galassi.

Si tratta di un complesso funerario nell’insieme piuttosto semplice, ma il corredo funebre rinvenuto al suo interno ed esposto oggi presso i Musei Vaticani ha carattere di eccezionalità.

La tomba ipogea è composta da un breve dromos e da due ambienti rettangolari, lunghi e stretti in asse tra loro l’anticamera e la cella. Verso la cella, si aprono due nicchie ovoidali laterali scavate nel tufo. La tomba è parzialmente scavata nel tufo e per metà costruita con massi squadrati a formare una falsa volta di forma ogivale.

All’interno dell’anticamera fu rinvenuto un letto di bronzo ed un carro probabilmente adoperato per il trasporto del defunto. Una serie di oggetti rituali e di uso comune furono di alti sostegni conici e rotondi ornati , armi, spiedi, alari, sedili e graziose statuette a tutto tondo rappresentanti figure femminili stanti.

Fu inoltre rinvenuto un incredibile corredo di oggetti e gioielli in oro: la famosa fibula a navicella alta ben trenta centimetri decorata con figure a rilievo; la grande placca ritrovata sul petto del defunto, decorata a sbalzo con lunghe teorie di animali fantastici tra cui sfingi, grifoni e felini; coppe d’argento; due alti bracciali a fascia decorati a sbalzo e a granulazione; inoltre collane e  pendenti. Tra gli oggetti più belli: una bella situla in bronzo decorata in argento, avori, recipienti in  bucchero finemente realizzati, ceramiche acrome, e dipinte di varie fogge.

Del trono e dello sgabello poggiapiedi collocati all’interno del sepolcro sono pervenute soltanto le parti in metallo ovvero i rivestimenti di bronzo. Di notevole rilevanza un vasetto di bucchero a forma di bottiglia conica, con incisa una della più antiche riproduzioni di alfabeto etrusco.

AREE NATURALI

Monumento naturale Palude di Torre Flavia 

L’area protetta interessa i comuni di Cerveteri e Ladispoli.

I 48 ettari su cui si estende il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, sono di enorme importanza per la tutela dell’avifauna migratoria la conservazione di quello che un tempo fu l’ambiente costiero laziale, con dune di sabbia, laghi e stagni costieri, grandi foreste di pianura.  

Alle spalle della spiaggia, si estende corre un cordone dunale, a delimitare la palude vera e propria, ovvero da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto. L’area, così tanto interessata dalla presenza di zone umide, è di fondamentale importaza per le specie migratorie di avifuna.

L’area è una Zona di Protezione Speciale che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria che tutela le praterie di Poseidonia oceanica.

Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate

Con 67.573 ettari questa  Zona di Protezione Speciale è la più estesa della Regione Lazio. Comprende ben 14 SIC, ovvero Siti di Interessa Comunitario, 15 comuni, 3 aree protette regionali e diverse Università agrarie. Si tratta di un comprensorio di enorme  valore per la conservazione della natura della Regione, ove sono state censite oltre 95 specie di uccelli nidificanti , oltre 20 specie di interesse comunitario segnalate nei SIC, e 16 habitat di interesse comunitario. Le aree che compongono un così vasto comprensorio sono caratterizzate da notevoli differenze ambientali donando inoltre paesaggi e atmosfere variegate. I Monti Ceriti offrono sentieri dall’atmosfera magica e dai panorami incantevoli.

Cascate e anello San Giuliano

Il percorso si trova fuori dall’abitato moderno di Cerveteri, nei pressi del cimitero nuovo. All’ingresso del parco si trova  un cartello con la mappa e le indicazioni per arrivare alle cascate. L’itinerario segue l’andamento del Fosso della Mola che insieme al Fosso di Monte la Guardia formano le spettacolari cascate. Ruderi di antiche ferriere costellano i corsi dei torrenti.

La natura rigogliosa dona paesaggi di incontaminata bellezza.

Monte Tosto

Monte Tosto, coi suoi  62 ettari, rientra nella regione biogeografica Mediterranea. Al suo interno ricadono numerosi habitat presenti negli elenchi SIC ( siti di Interesse Comunitario), tra cui le foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia e i percorsi sub steppici di graminacee e piante annueTra le specie protette Cerambyx cerdo (Cerambice delle Querce), Lucanus cervus (Cervo volante).  Numerosi i sentieri che si dipanano nella zona, spesso con panorami mozzafiato.  Presenti anche di salti del torrente a formare alcune cascate.

FRAZIONI

Marina di Cerveteri

Marina di Cerveteri, frazione sul mare di Cerveteri, si compone delle località di Cerenova, Costantica e Campo di Mare, separate tra loro dalla linea ferrata.  Situata sul litorale tirrenico e lungo la via Aurelia, confina a nord con il comune di Santa Marinella e a sud con Ladispoli. La frazione nacque negli anni settanta come consorzio per seconde case di villeggiatura, su terreni di proprietà Ruspoli in precedenza coltivati a vigneto. Le abitazioni sono concepite di colore bianco ed in uno stile dai richiami moreschi.

Figura 17 – Marina di Cerveteri

Ceri

Figura 18 – Ceri (foto originale di Stefano1194 – Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International)

Il piccolo borgo di Ceri sorge su una rupe di tufo. Abitato sin da epoche remote, le prime attestazioni umane sembrerebbero riferibili all’età del Ferro e all’epoca etrusca. A quest’ultimo periodo sono ascrivibili una serie di sepolture scavate nel tufo ( tra le quali la Tomba delle Statue, del VII-VII se. a.C) ma anche la tagliata d’accesso che oggi conduce al borgo.  L’epoca romana è ampiamente attestata alla quale seguì, dopo il crollo dell’Impero, un lungo periodo di abbandono tra IV e XI secolo.  Alla fine dell’XI secolo il villaggio vide il trasferimento di genti provenienti dalla vicina Caere ( Cerveteri) forse a causa di una epidemia o per sfuggire a dispute territoriali. Il primo riferimento documentale a Caere Nova (Ceri) risale al 1054. Le vicende del borgo saranno in seguito strettamente legate a quelle di Caere Vetus ( Cerveteri) e del territorio, col susseguirsi al potere di nobili e potenti famiglie, tra cui quella dei Normanni, dei Bonaventura, degli Orsini, dei Borromeo, degli Odescalchi e infine dei Torlonia, sotto di essi il borgo e il palazzo signorile subirono una radicale trasformazione:  furono demolite molte case per creare la grande piazza al centro del borgo, e per dare spazio al nuovo giardino del Palazzo, fu ricostruita la nuova cinta muraria merlata a delimitare il giardino pensile in uno stile architettonico tardo romantico. Nel borgo abiteranno i dipendenti del Principe per la conduzione del latifondo. Durante la II Guerra Mondiale fu rifugio per i ceratani e i ladispolani. Alla fine della guerra, con la riforma agraria dell’Ente Maremma, Ceri e la sua campagna si ripopolarono di coloni.

Santuario della Vergine Immacolata o “Nostra Signora di Ceri”

Figura 19 – Santuario della Vergine Immacolata (foto originale di Stefano1194 – Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International)

La chiesa, della quale non si conosce l’esatta data di edificazione, sembrerebbe risalire all’anno Mille o anche precedentemente. Numerose le modifiche strutturali a seguito di vari eventi nefasti. A partire dal XVII secolo venne intitolata alla Immacolata Concezione, divenendo Santuario Mariano Diocesano nel 1986. Durante il XVII secolo la chiesa subisce ampie modifiche strutturali tra cui la costruzione della navata laterale di destra, una cappella simile ad un transetto sempre presso la navata di destra, un secondo accesso tramite rampa. La facciata viene rifatta in stile barocco e nel 1741 viene aggiunta una doppia scalinata verso il portale d’accesso. Nel 1973, a seguito di evidente crepe e fessurazioni nella parete interna della navata di destra, vengono realizzati dei saggi che portano all’eccezionale scoperta di un ciclo di affreschi, spesso in realtà pitture murarie. Ancora una volta la chiesa viene interessata negli anni ’80 da importanti lavori al fine di recuperare al meglio gli affreschi: i lavori di restauro degli affreschi termineranno nel 1990. Un ulteriore intervento si ebbe nel 2013. La navata centrale presenta una bella pavimentazione di tipo cosmatesco ben conservato in due tratti: al centro della navata e antistante l’abside. Numerose le immagini di culto ospitate nel luogo sacro. Tra esse una bella tavola lignea raffigurante la Madonna “Nostra Signora di Ceri”, di scuola senese, del XV secolo. Gli affreschi ritrovati negli anni ’70, ubicati nella parete destra della navata centrale e databili all’anno Mille,  appaiono suddivisi in quattro registri orizzontali, otto affreschi per registro, nei due superiori,  illustrano scene dell’Antico testamento ( Genesi ed Esodo); il registro più basso alla base dei pilastri, quattro scene varie anche con animali fantastici e in quello superiore, quattro scene raffiguranti episodi della vita di santi.  Nella controfacciata sono riemersi affreschi rappresentati il Giudizio universale con angeli, santi nimbati e motivi decorativi.

Palazzo Torlonia

Figura 20 – Palazzo Torlonia

L’importante palazzo, nel centro storico del borgo fu abitazione delle importanti famiglie che si succedettero nella gestione di Ceri sin da epoche antiche sebbene non documentate. L’impronta maggiore fu data dalla famiglia Torlonia..

L’edificio principale, parzialmente edificato a contatto con lo sperone roccioso, presenta pianta ad L. I lati esterni si affacciano rispettivamente sulla piazzetta dell’Immacolata e lungo la strada di accesso al borgo. Internamente i piani sono collegati tramite una scala principale a pianta quadrata e da due di servizio. Le pareti di alcune stanze dei piani nobili sono interessate da affreschi antecedenti la presenza dei Torlonia raffiguranti soprattutto antichi paesaggi della zona e scene di vita quotidiana.

I pavimenti sono ricoperti in cotto, ad eccezione di quelli al livello giardino che sono in maiolica decorata a motivi geometrici. Il giardino pensile annesso venne creato dai demolendo molti edifici facenti parte dell’antico tessuto abitativo del borgo. Ancora oggi all’interno del progetto ottocentesco, si possono ammirare  querce, lauri. pini,  palme da datteri e agrumi 

Sasso

Il nome della località molto probabilmente deriva dalla famiglia dei Sassoni (Sax), discesi nel Lazio, al seguito dell’imperatore tedesco Ottone, verso l’anno Mille oppure dall’enorme rupe trachitica chiamato dagli abitanti “Scoglio di Sant’Antonio” o anche “Il Monte” che sovrasta l’abitato, facente parte del Monte Santo. La strada panoramica, in continua salita costeggia i cosiddetti Sassoni di Furbara, grandi picchi rocciosi che per la loro conformazione e il colore sembrano vette dolomitiche. Si accede al suggestivo borgo medievale attraverso una porta merlata che conduce ad una piazzetta centrale, pavimentata con mattoni disposti a spiga di grano. Sulla piazza  si affacciano il palazzo nobiliare fortificato eretto dai Marchesi Patrizi nel 1552 e la Chiesa di Santa Croce, risalente al 1500. Il territorio circostante è ricco di antiche testimonianze dai ruderi dell’eremo dei frati seguaci di S.Antonio, alla Grotta Patrizi sul Monte delle Fate, luogo di sepoltura per sette individui durante il neolitico medio (un individuo deforme presentava atti di trapanazione craniale probabilmente a fini terapeutici), alla necropoli di Monte Sughereto, della prima età del ferro, dove è sta rinvenuta una piroga lignea interrata, senza traccia di ossa, interpretata come cenotafio. Numerose e importanti le famiglie che si sono alternate nella gestione del borgo a partire dal XII secolo: i Corsi, i Conti di Galeria, i Bonaventura. Durante il secolo XV diviene proprietà dell’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia che lo cederà nel 1534 ai Patrizi di Siena il cui stemma nobiliare è tutt’ora visibile presso le mura merlate che si aprono sul borgo. Nel XVII secolo il Sasso venne ereditato dalla famiglia Naro.

Chiesa di Santa Croce

La chiesa di Santa Croce è il principale complesso ecclesiastico del piccolo borgo. Essendo stata concepita come cappella palatina, fa parte del complesso del Palazzo Patrizi nella piazza centrale del delizioso borgo..

All’atto dell’edificazione nel XVI secolo come cappella palatina, per volontà del marchese Filippo Patrizi fu dedicata a san Filippo Neri. Nel 1642 vennero aggiunte gli altari laterali e la cappella dedicata alla Madonna.

La piccola chiesa presenta una singola navata  affiancata da due cappelle. In corrispondenza dell’altare centrale vi è un bell’affresco raffigurante i santi Francesco ed Elena e i beati Patrizio e Antonio Patrizi in venerazione. All’interno di una nicchia il reliquiario della Santa Croce ed in una laterale alcune reliquie di Sant’Antonio Abate, patrono del paese.

Custoditi nella chiesa i dipinti che raffigurano Santa Severa e Sant’Anzino di autore ignoto.

Santuario di Sant’Antonio Abate al Monte Santo

Il santuario detto comunemente eremo di Sant’Antonio, è un’antica costruzione un tempo situata in cima allo Scoglio di Sant’Antonio, sovrastante il borgo, presso Monte Santo. Dell’antico edificio che crollò definitivamente durante la seconda Guerra Mondiale, rimangono solo poche rovine. Le strutture murarie  sono databili al XII secolo, sebbene una costruzione più antica doveva già essere presente nel IX-X secolo: forse un punto di avvistamento lungo la via.

Al suo interno  era conservata una statua raffigurante sant’Antonio Abate, cui è legata una leggenda locale secondo la quale, al momento in cui la statua venne trasferita nella sottostante chiesa di Santa Croce, la mattina seguente la statua venne ritrovata presso l’eremo. Questo prodigio accadde per tre volte: il santo non accettando il trasferimento a causa dell’affetto che nutriva per l’eremo a lui dedicato.

Aquae ceretane

L’importante complesso termale era noto grazie alle fonti classiche. Fu riconosciuto nel 1988 in località Sasso di Furbara.

L’impianto, di vasta estensione e in discreto stato di conservazione, è composto da una serie di edifici ben riconoscibili quali caldarium, tepidarium e alcuni ambienti di servizio. Ad esso sono legati una serie di culti connessi alle acque salutari, è stato rinvenuto infatti un cippo di marmo con una iscrizione incisa, le cui prime parole sono “A Giove e ad Ercole delle Terme Ceretane”.
Attualmente l’insediamento non è visitabile agevolmente, sebbene in corso di riqualificazione.

MUSEI

Museo Nazionale Archeologico Cerite

Ricavato all’interno del castello Ruspoli, in pieno centro storico della cittadina, venne inaugurato nel 1967. Al suo interno sono esposti i reperti provenienti dalle tre principali necropoli etrusche di Cerveteri ( Sorbo, Monte Abatone e Banditaccia) nonché dalla zona dell’acropoli, con reperti datati dal X al III secolo a. C. Si segnalano il cratere del Pittore dell’Eptacordo degli inizi del VII secolo a.C.; lo splendido cratere di Euphronios e la bella Kylix di Onesimos. Numerosi i sarcofagi, le lastre dipinte e le statue di sfingi e di caronte provenienti dalla sepoltura di Greppe Sant’Angelo.