Anguillara Sabazia

La storia di Anguillara Sabazia affonda le sue radici in epoche remote. Già in epoca neolitica un insediamento palafitticolo risalente a circa 8000 anni fa , si sviluppò sulle sponde del lago presso la località la Marmotta.

Durante il periodo romano una serie di imponenti ville di epoca imperiale insistevano sull’attuale territorio comunale, tra queste la villa della ricca patrizia romana Rutilia Polla.

La villa era ubicata sulle sponde del lago, le fonti scritte narrano che presso la villa, si praticava itticultura per rifornire il mercato di Roma.

All’anno 1019 è datata una bolla di Papa Innocenzo III attraverso la quale si affidavano al figlio del conte Bellisone i diritti di pesca nel lago presso un borgo fortificato (castrum), citato successivamente nel 1205 e nel 1320 con il nome di castrum Anguillariae.

Grazie alla presenza della importante famiglia degli Orsini, a partire dal XV secolo, castrum Anguillariae diviene contea. Dal 1560 Anguillara venne incorporata nel Ducato di Bracciano, ugualmente retto dalla famiglia Orsini. Nel 1693 la proprietà del Ducato venne acquistata dal marchese Francesco Grillo. Il distacco da Roma avvenne nel 1790, quando Anguillara Sabazia divenne comune autonomo.

ARCHITETTURE CIVILI

Porta Maggiore

Porta Maggiore

Il cosiddetto “ Arco di Piazza”, ovvero Porta Maggiore è il monumentale ingresso al entro storico del paese presso Piazza dei Bastioni. La porta fu realizzata probabilmente sui resti di un più antico accesso alla città per volere della nobile famiglia degli Anguillara sotto i quali si sviluppo, tra XI e XIII secolo la cinta muraria a protezione del paese. Tra 1490 e 1499 la porta per volere della famiglia Orsini, venne fortificata e dotata di ponte levatoio ( oggi andato perduto). Nel 1580 venne modificata per volere di Paolo Giordano Orsini grazie all’intervento di Giacomo del Duca. Nel 1772 la porta subì ulteriore modifica: venne aggiunto l’attico per l’orologio progettato dall’architetto Virginio Bracci, per il quale, negli interspazi tra i merli centrali furono inserite delle finestrelle. Allo stesso progetto si deve l’aggiunta del castello per le piccole campane, appositamente fuse.

Il Torrione

Figura 2 – Torrione

Il Torrione o mastio, detto anche Fortilizio Orsini, fa parte del circuito murario difensivo presumibilmente eretto sul finire del XV secolo su progetto dell’architetto Francesco di Giorgio Martini .

Al torrione è addossata una piccola struttura a base quadrata detta cassero.

L’attuale configurazione dell’impianto difensivo è fatto risalire alla presenza della famiglia degli Anguillara e a quella degli Orsini, particolarmente attivi nelle realizzazioni architettoniche a partire dal 1579.

Il Torrione è suddiviso internamente in quattro livelli collegati tra loro da una ripida scala interna: i due più in alto furono usati come residenza, il più basso era destinato agli armigeri per il controllo della fortezza, il piano immediatamente superiore venne utilizzato come carcere fin all’epoca dei Grillo nel XVIII secolo.

Le carceri sono state preservate nel loro aspetto originario.  Il torrione oggi ospita il Museo Storico della Civiltà Contadina e della cultura popolare “A. Montori”. La struttura è circondata da bellissimi giardini voluti agli inizi del XIX secolo da Filippo Agapito Grillo , costruiti su più livelli attraverso una composizione a terrazze, dai quali è possibile godere di uno splendido panorama sul lago di Bracciano e sul centro storico.

Palazzo Baronale

Figura 3 – Palazzo Baronale Orsini

Il Palazzo Baronale Orsini, attualmente sede del Comune di Anguillara Sabazia, è annesso alle fortificazioni preesistenti ( il maestoso Torrione si erge alle spalle del Palazzo), ubicato in prossimità della Porta Maggiore, appena varcato il principale ingresso al paese. Realizzato nel 1502 per volere di Carlo, figlio di Gentil Virginio Orsini, Signore di Bracciano sulla struttura preesistente del Palazzo degli Anguillara.

La facciata principale, sulla Piazza del Comune, si sviluppa su tre livelli. Nella parte centrale del primo livello è presente  un portale settecentesco, notevolmente rimaneggiato, che attraverso una stretta scala a due rampe allineate conduce agli ambienti di un mezzanino, al piano nobile e al retrostante giardino. Due porte analogamente sovrastate da arco, si trovano ai lati dell’ingresso principale.

Il livello più alto è interessato dalla presenza di cinque grandi finestroni incorniciati tra emipilastri che sorreggono le ampie arcate della bella loggia. Al livello mediano cinque piccole finestre sono in corrispondenza dei finestroni.

L’impianto planimetrico segue la pendenza del naturale scoscendimento delle rocce di tufo risultando irregolare. Durante i lavori di restauro e ristrutturazione del 1978 e del 2000 sono stati riportati alla luce in tre ambienti del piano nobile, dei pregiati affreschi, datati al 1535-39 e riferibili alla famiglia Orsini. Gli affreschi presenti sulle pareti e il soffitto della Loggia celebrano le imprese del Conte dell’Anguillara Gentil Virginio Orsini, comandante della flotta Pontificia, nel luogo destinato al riposo. La Sala Dei Putti è decorata da affreschi che simbolicamente rimandano alla famiglia Orsini: presenti infatti numerosi orsi intenti a giocare con graziosi puttini. Il tetto della sala è decorato con cassettoni lignei dalle mensole intarsiate e rare pitture con foglie di acanto su fondo nero. Negli affreschi della Sala delle Cariatidi il tema principale è quello marinaro con le rappresentazioni di divinità marine e figure mitologiche poste a decorazione di una cornice dipinta in chiaroscuro, sorretta da cariatidi. Sono raffigurate inoltre mirabili vedute di Castellammare di Stabia, Napoli e Venezia, città da cui partirono le flotte capitanate da Gentil Virginio Orsini, a celebrare il Conte in qualità di Comandante della flotta Pontificia.

Fontana della Terra

Figura 4 – Fontana della Terra (foto originale di Patafisik – licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported)

Ubicata all’ingresso del centro storico, immediatamente oltre Porta Maggiore, di fronte al Palazzo Baronale, nota anche come “Fontana delle Anguille”, venne realizzata nel 1776 dall’architetto Virginio Bracci, sebbene la tradizione la vuole realizzata dall’architetto Ignazio Jacometti. La fontana è addossata ad una balaustra in muratura affacciata sul lago di Bracciano. Dal prospetto semplice, suddiviso in tre registri verticali scanditi dalla presenza di due vasche sub circolari e corpo centrale squadrato, è caratterizzata dalla presenza di sculture bronzee raffiguranti  due anguille laterali dalle cui bocche zampilla l’acqua all’interno della vasca più grande a livello stradale. Una grande conchiglia scolpita in pietra bianca sovrasta l’intera struttura.

ARCHITETTURE RELIGIOSE

Collegiata di Santa Maria Assunta

Figura 5 – Collegiata di Santa Maria Assunta (foto di Claudius Ziehr –  https://commons.wikimedia.org/wiki/File:(Claudius_Ziehr)_Anguillara_0005.jpg – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/legalcode)

La chiesa di Santa Maria Assunta o Collegiata si trova sul punto più alto del centro storico del paese. Edificata su resti riferibili all’epoca romana, probabilmente un antico luogo di culto, la presenza di una chiesa dedicata a Maria è attestata già nel 1489 attraverso una serie di documenti inerenti la morte di Domenico Anguillara sepolto nello stesso anno all’interno dell’edificio di culto.

La chiesa venne restaurata attraverso importanti interventi anche strutturali a partire dal 1765, su progetto di Nicola Lorenzo Piccioni e dal suo successore Giuseppe Scatuzzi. Nella sua nuova veste barocca, venne consacrata nel 1794, sebbene la facciata, rimasta allo stato grezzo, fu terminata soltanto nel 1888, su disegno dell’architetto Antonio Jacometti che ne fece realizzare il rivestimento parietale esterno.

L’importante luogo di culto è stato interessato da interventi di consolidamento strutturale e restauro conservativo durante il  2003

La facciata, con prospetto a salienti, coronamento a timpano triangolare e piano con balaustra in corrispondenza delle navate laterali, è interessata, nella parte inferiore dalle aperture dei tre portali, sormontati da tre finestroni; lesene e semicolonne corinzie movimentano la composizione.

Il campanile, in blocchi di tufo; fu costruito nel 1780, in seguito alla demolizione del precedente colpito da un fulmine  e danneggiato  nel 1726,

All’interno le tre navate sono separate da due file di tre archi a tutto sesto  su pilastri quadrangolari, ai quali sono addossate semicolonne corinzie che sorreggono, nella navata maggiore, la volta a botte  a lunette. 

L’abside della navata maggiore, a pianta quadrangolare, è coperta da una volta a vela decorata con stucchi dorati. La parete di fondo accoglie l’altare maggiore barocco decorato con marmi policromi nonché la pala della Assunzione di Maria con Santi, del 1592  (Girolamo Muziano e il suo allievo Cesare Nebbia). Le pareti laterali sono interessate dalla presenza degli stalli lignei del coro. La tavola Madonna di Roccamaggiore, risalente al XV secolo è collocata nella cappella alla destra dell’abside.

Il prezioso organo a canne, sulla cantoria in controfacciata, fu costruito tra il 1790 e il 1792, da Domenico Alari, subì una serie di modifiche e ripristini fino al 1995. All’interno dell’oratorio della Disciplina,edificio in prossimità della chiesa, sono conservati i pregiati gessi preparatori realizzati da Ignazio Jacometti (padre di Antonio); mirabili i cosiddetti, il Bacio di Giuda (1852) e l‘Ecce Homo (1854), le cui relative sculture in marmo furono collocate, per volere di papa Pio IX, ai piedi della Scala Santa, a Roma.

Chiesa di San Francesco

Figura 6 – Chiesa di San Francesco

L’edificazione del luogo di culto, al di fuori del centro storico, viene fatto risalire al XIII sec. Dal 1468, per approvazione del Pontefice Paolo II, i Frati Francescani si stabilirono presso il convento attiguo alla chiesa ( del quale sopravvive soltanto un chiostro con pilastri a muro ed archi) dando inizio a una serie di modifiche che portarono al completamento della struttura architettonica: la chiesa venne consacrata nel 1488. La storia del luogo di culto ha seguito le alterne vicende del territorio, passando attraverso fasi di abbandono e crolli: nel 1527 a seguito del sacco di Roma, venne profanata e distrutta. In epoca moderna, tra gli anni venti e quaranta, la struttura venne adibita a magazzino per lo stoccaggio di grano.

Seguendo la tradizione francescano-minoritica, l’edificio si compone di unica navata terminante con coro quadrato, sormontato da una volta a crociera: tipico esempio di chiesa a capanna. L’altrettanto semplice ed essenziale facciata è caratterizzata dalla presenza di un timpano delimitato dai due spioventi e con un piccolo rosone centrale. All’interno si possono ammirare porzioni di affreschi realizzati nel XV sec. dal maestro viterbese Domenico Velandi, riportati in luce durante gli ultimi restauri.

Chiesa della Madonna delle Grazie

Figura 7 – Chiesa Madonna delle Grazie

L’edificazione della chiesa della Madonna delle Grazie è fatta risalire ad un momento incerto a cavallo tra il  Cinquecento e il Seicento. La piccola chiesa si trova sul lungolago in prossimità del promontorio su cui sorge il centro storico.

La facciata ha subito varie modifiche nel corso dei secoli, oggi si presenta con un portico a tre fornici, di cui maggiore quello centrale, aggiunto alla facciata originaria della chiesa del cui antico impianto sono tutt’ora visibili il timpano con occhio di bue centrale ed il campanile a vela. Entrambi i corpi sono ricoperti di intonaco rustico.

La pianta è a croce greca, con abside principale al fondo del braccio centrale ed absidi laterali altrettanto corredati da altari.

Il soffitto è a volta decorato da finti rosoni.

Tradizionalmente la chiesa parrebbe essere stata eretta per voto popolare, in effetti si tratta di una delle tante Chiese in cui avvennero le famose aperture degli occhi di Maria SS. nel corso del 1796. L’affresco è andato perduto, sebbene durante l’ultimo intervento di restauro, in corrispondenza del catino absidale principale, sia ritornata alla luce ha una porzione di affresco raffigurante la Vergine con il Bambino. Una copia del dipinto miracoloso è conservata presso la chiesa della Collegiata: è l’effige portata in processione il giorno 8 settembre di ogni anno.

Chiesa di San Biagio

La chiesa, nel centro storico, si presenta con una facciata rustica ed austera, evidentemente non completata,  nell’insieme di forma piuttosto alta e stretta, slanciata verso l’alto. Presenta un timpano all’estremità superiore formato dai due spioventi del tetto, al di sotto del quale insistono un piccolo occhio di bue soprastante un grande finestrone mezzalunato. In basso, in corrispondenza de finestrone, si apre il portale di ingresso della chiesa accessibile attraverso un ripida e stretta scalinata. Sul lato destro della chiesa è addossata la casa parrocchiale.

La pianta è semplice, ad unica navata  fiancheggiata da colonne grandi e piuttosto tozze che sorreggono il cornicione perimetrale.  Tra le colonne, addossati alle pareti, si trovano ulteriori altari, dedicati alla Madonna coi Re Magi; alla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo; alla Presentazione di Gesù al Tempio e a S. Agnese vergine e martire.

Il soffitto è a volta a botte, il pavimento è ricoperto da marmettoni di cemento. Da una nota d’archivio si evince che, dopo l’anno 1527 a seguito del sacco di Roma e la distruzione della chiesa di San Nicola, venne edificata una Chiesa parrocchiale che venne scelta per accogliere i beni della chiesa distrutta. Per volontà popolare fu dedicata a S. Biagio che divenne Patrono di Anguillara il 26 aprile del 1834 con decreto di Santa Romana Chiesa.

Chiesa della SS. Trinità

Figura 8 – Chiesa della SS. Trinità

Agli inizi del Seicento, presso il cimitero, al bivio tra le attuali via della Mola Vecchia e la SP 5°, si trovava una piccola cappella in cui era custodita ed esposta una preziosa immagine della Madonna della Trinità. La Chiesetta della Trinità venne costruita nel 1689 grazie alle elemosine popolari, in sostituzione della cappella. Durante i lavori di costruzione, l’immagine della Madonna venne modificata subendo un porzionamento: sono andate perdute le parti che raffiguravano i Santi Giuseppe e Domenico ai lati della Vergine.

La facciata principale del piccolo edificio di culto appare rustica e semplice, con ai lati due lesene verticali ottocentesche a movimentarne il corpo e la presenza di una porta d’accesso centrale posta tra due finestre quadrate. Nella parte alta un’ulteriore apertura quadrangolare dona luce all’interno.

La chiesa è provvista di breve campanile a vela. All’interno, alla fine dell’unica navata, è posto l’altare sopra il quale è collocata l’antica effige della Madonna: due lesene Ottocentesche sostengono un timpano al centro del quale si trova il simbolo della trinità, mentre l’interno dell’arcata di sommità dell’altare è ornata con motivi geometrici dipinti. Non sono presenti confessionale e battistero. La chiesa è in stato di abbandono.

AREE ARCHEOLOGICHE

Vicolo Grondarella, i resti romani

Figura 9 – Vicolo della Grondarella (foto di Patafisik – Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported)

Il vicolo della Grondarella è uno straordinario scorcio lungo Corso Umberto I, in pieno centro storico.  Il vicolo appare oggi con una copertura a botte in laterizi moderni che si innesta direttamente sui resti di mura in opus reticulatum di epoca romana appartenenti con buona probabilità alla grande villa citata dalle fonti storiche appartenuta alla matrona Rutilia Polla, datata alla fine del I secolo avanti Cristo, che, adattandosi alla morfologia scoscesa di questa zona prospiciente il lago, degradava probabilmente su una serie di terrazzamenti verso le sue sponde.

Area archeologica di Piazza Magnante

L’area, in pieno centro storico, interessata da presenze archeologiche venne riportata alla luce casualmente nel 2007 durante degli interventi di rifacimento pavimentale. Sono stati rintracciati 33 sili medievali interrati, adoperati per lo stoccaggio e conservazione delle derrate alimentari, in special modo granaglie. Si tratta di strutture “a fiasco” ovvero con imboccatura stretta e  parte centrale allargata rispetto al fondo che presenta un restringimento. L’uso delle strutture probabilmente cessò nel corso del XV secolo allorquando un granaio venne edificato sulla medesima piazza ( attualmente trasformato in private abitazioni). Una moderna copertura pavimentale posta al di sopra delle imboccature dei sili consente di ammirarne le strutture.

Parco archeologico dell’Acqua Claudia

Figura 10 – Parco archeologico dell’Acqua Claudia

Il Parco Archeologico dell’Acqua Claudia, si trova all’interno dello stabilimento idrominerale “Acqua Claudia”.

Il complesso archeologico presenta strutture ascrivibili a varie epoche storiche a partire da quella romana.

La villa romana. Si tratta di un imponente complesso incentrato su un emiciclo, una esedra di vaste dimensioni scandita da semicolonne e nicchie semicircolari. Due ninfei sono stati individuati alle due estremità della esedra (soltanto uno è visitabile). Al centro dell’esedra una grande vasca e una gradinata componevano una bella fontana. Sotto la superficie, in corrispondenza dell’abside insiste un criptoportico collegato ad entrambi i ninfei, attraverso il quale era possibile accedere ad una serie di ambienti adibiti a balnea, agli alloggi e ai locali di servizio. L’area durante l’Ottocento è stata interessata dall’edificazione di un edificio parzialmente che ha inglobato parte dell’edificio romano. E’ possibile inoltre ammirare una porzione del diverticolo stradale che collegava il complesso con la via Clodia ed una grande cisterna circolare. La Mola Antica. Presso lo stabilimento è possibile ammirare i resti di un antico edificio originariamente a due piani, formato da due ambienti, la cui costruzione avvenne in momenti diversi tra il  XV e XVIII secolo. Numerose porzioni di macine, nonché una macina integra sono presente all’interno degli ambienti. Individuata anche la vera di un pozzo.

Villaggio neolitico “La Marmotta”

In località “La Marmotta” sulle sponde, è stato scoperto un villaggio del neolitico antico, risalente a circa 8.000 anni fa, ora sommerso dalle acque del lago.

Il sito,  a una profondità compresa tra 4 e 11 metri, a circa 360 m dall’attuale linea di costa, venne casualmente scopeto nel 1989 durante i lavori condotti dall’Azienda Comunale Elettricità ed Acque di Roma. Dal 1994, sono state effettuate varie campagne di scavo e ricerche sistematiche. Le acque del lago e i sedimenti hanno sigillato e conservato le vestigia di una comunità neolitica datata a  circa 8.000 anni fa: resti di capanne, oggetti utilizzati nella vita quotidiana, oggetti legati a pratiche di culto, imbarcazioni, resti animali e vegetali oggi esposti nelle sale del Museo delle Civiltà – Preistorico ed etnografico Luigi Pigorini di Roma. Il sito rappresenta un unicum in Italia.

Villa romana delle Mura di Santo Stefano

Figura 11 – Villa romana delle Mura di Santo Stefano (foto by NeoS-G –  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported)

Il complesso denominato delle Mura di Santo Stefano è composto dai resti di una struttura residenziale romana del II secolo dopo Cristo, da una coeva cisterna e dai resti absidati di una chiesa alto-medievale dedicata a Santo Stefano

L’edificio romano, identificato come una lussuosa residenza signorile, originariamente composto da tre livelli, sorse sui resti di un edificio più antico, probabilmente una piccola fattoria rustica.

La pianta presenta un ambiente quadrato con quattro pilastri centrali a sorreggere i piani sovrastanti. Nella pavimentazione sono stati trovati grossi dolia interrati (contenitori in argilla adoperati per il trasporto navale o l’immagazzinamento di derrate alimentari, soprattutto granaglie).

L’edificio appare rivestito esternamente da opus testaceum (mattoni policromi gialli, rossi e bruni), internamente, come attestato dalle rare porzioni ancora visibili, le pareti erano rivestite da intonaco dipinto e lastre marmoree.

Una grande cisterna, con sezione quadrata, conservata per un’altezza di circa  tre metri e mezzo faceva parte dell’impianto  della villa.

Dai resti ceramici rinvenuti nell’area è ipotizzabile che la struttura venne abitata fino alla fine del IV secolo, già disabitata ed in stato di abbandono nel corso del IX secolo quando venne eretta la chiesa.

Della chiesa, a base sub quadrata,  rimangono pochi resti: una porzione di abside e scarsi lacerti murari con cortina costituita dall’alternanza di tufelli e laterizi. Si tratta probabilmente di una domusculta, sorta sui resti di un edificio di epoca romana. Su un lato si aprivano alcune cappelle laterali. L’edificio venne abbandonato nel XI secolo e nel corso delle epidemie di colera sviluppatesi tra 1856 e 1867 gli abitanti di Anguillara adoperarono i resti della chiesa quali luogo di sepoltura per i defunti a causa della malattia. I pochi resti dell’edificio vennero consolidati negli anno ’90.

AREE NATURALI

Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano

Figura 12 – Parco naturale Bracciano – Martignano

Il Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano, è stato istituito con L.R. n.36 del 25 novembre 1999, comprende il territorio dei laghi delle colline e delle cittadine di Anguillara Sabazia, Bracciano, Trevignano Romano, Bassano Romano, Campagnano di Roma, Manziana, Monterosi, Oriolo Romano, Sutri e una parte del XX Municipio di Roma. Il parco è caratterizzato da una ricchezza di acqua e di fauna, da una ricca vegetazione, favorita dalla presenza di minerali di origine vulcanica. Queste caratteristiche contribuirono agli insediamenti abitativi fin dall’epoca Paleolitica. Il paesaggio presenta una ricca varietà di specie tipiche della macchia mediterranea, ma anche faggete, castagneti, cerrete. Non mancano le essenze tipiche del sottobosco, biancospino, corniolo, ginestra. Le zone dei laghi sono inoltre un sito di riparo per molte specie avicole. Costituiscono la seconda zona umida del Lazio per presenza di avifauna, si possono avvistare il fischione, il germano reale, l’alzavola, il mestolone. Presenti anche le specie tipiche dei canneti e rapaci. Significativa anche la presenza dei mammiferi, ad esempio il gatto selvatico, la lepre italica. Nei boschi sono frequenti il tasso, il ghiro, l’istrice, la volpe, la donnola, il riccio, il cinghiale. Nel paro troviamo anche numerose specie di anfibi, la salamandrina dagli occhiali, il tritone crestato, la rana; ma anche rettili, il biacco, le testuggini. Nei fondali si trovano diverse specie ittiche, alcune non originarie della zona, come ad esempio il coregone, il persico trota la gambusia. Sono presenti inoltre il latterino e l’anguilla.

MUSEI

Museo Storico della Civiltà Contadina e della cultura popolare “A. Montori”

Il museo si trova  negli ambienti del Torrione del Castello Orsini, nel centro storico di Anguillara. Venne fondato nel 1992 dall’Associazione culturale “Sabate” e dedicato alla memoria del suo ideatore nel 1996, con l’intento  di testimoniare  l’identità culturale e storico del paese. La collezione consta di manufatti donati dai cittadini di Anguillara, adoperati tra il  XIX e gli inizi del XX secolo. Numerosi gli attrezzi relativi alle attività dell’agricoltura, dell’artigianato, della pastorizia e soprattutto della pesca lacustre. L’esposizione è completata da  manufatti d’uso domestico e giocattoli antichi. Interessante la  ricostruzione di una cucina d’epoca.  Fanno inoltre parte della collezione, oggetti relativi alle Confraternite storiche cittadine, tra cui oggetti devozionali e costumi e legati alle tradizionali processioni religiose.

FRAZIONI

Vigna di Valle

Tra le frazioni del comune di Anguillara, sono da segnalare le spiagge e i locali della frazione di Vigna di Valle, situata in un golfo sulla sponda meridionale del lago. La  frazione di Vigna di Valle, all’interno di un piccolo golfo sulla sponda meridionale del Lago di Bracciano offre panorami sul lago ed belle atmosfere. La sabbia del litorale è sottile, color bruno, la spiaggia è una delle più belle e frequentate del lago. La zona è attrezzata con stabilimenti ma anche zone di spiaggia libera.